domenica 27 aprile 2014

IL RITORNO E LA FRAGILITA'

Oggi vi parlo di Gianrico Carofiglio. Sì, proprio lui. Ne ho sempre sentito parlare, ma non avevo letto nulla, anche se avevo visto il film tv La doppia vita di Natalia Blum, della serie Crimini, andato in onda su rai2 nel 2010, curato da Carofiglio.
Di recente, sulla rivista cultura online I fiori del male, fondata e diretta da Luca Sommi, ho cominciato a seguire la sua spassosa e illuminante rubrica Come non diventare scrittori. Si tratta di video di pochi minuti in cui lui sbeffeggia gli aspiranti scrittori che ritengono che fare lo scrittore non sia un mestiere, che non serve leggere per scrivere, e altri luoghi comuni.
Così ho deciso di fare quello che rimandavo da anni: leggere i suoi libri. E, invece di procedere con ordine, ho deciso di iniziare dall'ultimo, Il bordo vertiginoso delle cose.
Vediamolo insieme.


TRAMA:
Uno scrittore fallito, un nome su un giornale, un viaggio nel passato.
Enrico ha scritto un libro di successo, poi per dodici anni più nulla. Per mantenersi fa il ghost writes e si crogiola nel suo fallimento come uomo e come scrittore.
Un giorno legge la notizia dell'uccisione di un rapinatore barese, suo ex compagno di scuola. E' un attimo. Enrico, che vive da anni a Firenze, compra un biglietto per Bari, sua città natale. Un viaggio alla riscoperta di se stesso. Perché dal passato non si può scappare.

RECENSIONE:
Un romanzo vissuto e sentito che si allontana dal genere "giallo" (non da tutti apprezzato, purtroppo), per cui questo autore è famoso, per regalarci una storia fragile ma indimenticabile. Ho voluto utilizzare questo aggettivo, "fragile", non per indicare una trama banale o non ben sviluppata (al contrario essa è costruita in maniera serrata e precisa, e fila "liscia" come una macchina ben oliata), ma per definire proprio il senso di fragilità su cui quest'opera si basa. Mi sto riferendo alla fragilità di Enrico, che ha rinunciato ai suoi sogni da troppo tempo e finge che vada tutto bene mentendo a tutti, e per primo a se stesso, alla fragilità del passato che ritorna in maniera inaspettata, all'apparente fragilità dei legami affettivi tra i personaggi, alla fragilità delle vertigini...
Insomma la fragilità la fa da padrone in questa storia.
Ma questo è anche il romanzo del ritorno. E non parlo solo di un ritorno "fisico" alla propria città natale, ma anche a un ritorno "psicologico" al passato. Ritorno reso perfettamente dall'alternanza tra l'uso della seconda persona (nei capitoli del presente) e l'uso della prima persona (nei capitoli riguardanti il passato di Enrico). Devo ammettere che l'uso coraggioso della seconda persona narrativa mi ha piacevolmente colpito per la sua originalità, dal momento che la maggior parte degli scrittori sono soliti adoperare solo la prima o la terza. Una scelta che si inserisce perfettamente nel contesto e che si configura come una presa di coscienza del protagonista.
Che dire poi del lessico superbo e ben studiato? O delle citazioni non banali e ben calibrate? Forse uno dei rarissimi romanzi in cui le citazioni non sono usate per un mero sfoggio di cultura (come fa, tra gli altri, Moccia), ma come superba cornice.
Il bordo vertiginoso delle cose è quindi un romanzo che vale la pena leggere. Se dovessi stilare una classifica dei libri che bisogna leggere almeno una volta nella vita, sarebbe nella top ten (non vi dirò però la posizione, vorrei che provaste voi a metterlo in classifica).
Per il momento è tutto.

Biancaneve

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