domenica 24 giugno 2012

Twilight vs. Harry Potter

Oggi comincio a occuparmi di una delle saghe fantasy più in voga del momento, Twilight di Stephanie Meyer. La saga si sviluppa in quattro volumi: Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking Down e io ho intenzione di analizzare e criticare tutti e quattro questi libri, partendo, naturalmente, da Twilight.

TRAMA:
Isabella Swan, o Bella come preferisce farsi chiamare, dopo il matrimonio della madre Renee con il nuovo compagno, decide spontaneamente di trasferirsi dall'assolata metropoli di Phoenix, dove viveva assieme alla madre, alla piccola e piovosa Forks col padre, capo della polizia della cittadina. Inizialmente la città non le interessa, anzi un po' la disprezza, ma le cose cambiano quando incontra Edward Cullen, uno dei ragazzi più popolari della scuola, ma anche uno dei più scostanti. All'inizio tra i due i rapporti sono molto difficili, soprattutto perché il ragazzo sembra intenzionato a stare alla larga da Bella, almeno fino a quando lei non scopre e accetta la vera natura di Edward: il ragazzo infatti è un vampiro. Riuscirà l'amore appena sbocciato tra i due a sopravvivere alle prove a cui saranno costantemente sottoposti?

RECENSIONE:
Tralasciamo le polemiche sorte riguardo i film e gli attori che hanno interpretato i due protagonisti. E tralasciamo anche il fatto che in questa storia i vampiri luccicano. Per quanto la cosa risulti assurda, infatti, nessuno ha mai visto un vero vampiro, ragion per cui se per la Meyer i vampiri luccicano invece di sciogliersi al sole, beh dovremmo fidarci della sua parola, visto che lei sembra conoscerli così bene! Scherzi a parte, quello che voglio dire è che le polemiche su questa saga spesso sono solo una sorta di "moda", che spinge la gente a dire "bleah, che schifo Twilight!", senza neppure prendersi la briga di leggerlo, solo perché fa sentire la gente molto intelligente criticare un libro che viene considerato per bimbiminchia, fa sentire la gente superiore alle persone comuni, alla "plebaglia". Cosa, questa, che non reputo corretta perché, secondo il mio modesto parere, per poter intessere una critica costruttiva bisogna conoscere bene ciò che si critica e non limitarsi a una presa di posizione.
Altra cosa che vorrei chiarire è che non approvo gli schieramenti anti - Twlight dei Potteriani, che continuano a insultare la saga solo perché essa si è posta quasi in competizione con Harry Potter, nel momento stesso in cui, appena edita nelle librerie, essa è stata definita "il nuovo Harry Potter" o anche "il fenomeno letterario che oscurerà le avventure di Harry Potter". Chi vi parla è, come scoprirete, una Potteriana convinta, per cui so di cosa parlo. Ritengo che le due saghe rappresentino, come dimostrerò semplicemente recensendo entrambe, due fenomeni letterari differenti, che non si possono paragonare, a causa delle troppe differenze presenti: Twilight è un urban fantasy mentre Harry Potter è un fantasy (per chi non conoscesse le differenze tra i due generi, presto farò una serie di post in cui metterò bene in chiaro le differenze tra i vari generi letterari), Twilight è una storia d'amore mentre Harry Potter è una storia incentrata principalmente sulla magia, sulla crescita, sul coraggio, sull'amicizia. Inoltre differente è lo stile delle autrici: Stephanie Meyer usa la prima persona, J. K. Rowling la terza. Potrei continuare all'infinito, ma mi fermo qui. Ancora due parole su questo scontro, prima di passare a quella che sarà la critica vera e propria di Twilight. Stephanie Meyer ha fatto recentemente una dichiarazione che francamente non mi è piaciuta e che qui vi riporto:
Molti paragonano Twilight a Harry Potter. Io non credo che sia giusto perché le due storie sono molto diverse. La mia storia è molto più realistica di Harry Potter.
Ora quello che mi chiedo è: come fa una storia di vampiri a essere più realistica di una storia di magia? Come fa a essere più realistica una ragazza di diciassette anni che, abbandonata dal suo ragazzo per il suo bene rimane per mesi in stato comatoso e poi comincia a mettersi in pericolo perché così riesce a sentire la voce dell'amato Edward, di una ragazza di sedici che, abbandonata dal fidanzato per lo stesso motivo, reagisce mettendosi a capo di una rivolta contro le prepotenze del nuovo Preside della scuola di magia?
Lascio a voi il compito di rispondere.
Passiamo ora finalmente ad analizzare Twilight. Quello che io individuo in questo libro è innanzitutto una trama che, come vi ho già detto per Angel di Dorotea de Spirito e per Sette giorni per l'eternità di Marc Levy, appare trita e ritrita. Non è presente alcun elemento di novità in una storia che vede un vampiro e un'umana innamorarsi, un amore impossibile ma destinato a durare e la storia a concludersi felicemente.
La figura di Bella, che emerge prepotentemente in quanto è lei che ci racconta la storia, viene caratterizzata in modo un po' banale: una ragazza goffa, che non si crede per niente bella mentre in realtà lo è (o forse vuole solo sentirselo dire), disordinata, innamorata o meglio, quasi ossessionata da quello che si rivela essere il ragazzo più bello, misterioso e popolare della scuola, che non è diversa dallo stereotipo di una qualunque ragazzina in età liceale nel mondo.
Anche Edward appare un po' stereotipato, come del resto un tutti i personaggi: tutti troppo buoni, belli e bravi, o troppo meschini come Jessica, in ogni caso troppo poco realisti per essere credibili. Le persone vere presentano una gamma di modi di essere nella loro unicità che non vengono presi in minimamente presi in considerazione. Jessica è meschina, Charlie è dolce, Bella è goffa, Edward è tormentato, e così via. E lo sono sempre, senza sfumature.
Scrivere in prima persona è stata forse la chiave del successo di questo libro. Si tratta infatti di una prima persona che, pur francamente usata male, coinvolge facendo immedesimare le ragazze in Bella e facendole desiderare di leggere la storia lacrimevole del suo amore per il bel vampiro. E' usata male perché la prima persona impedisce una visione globale della storia, non permettendoci, ad esempio, di conoscere quelli che saranno i pericoli a cui i due giovani andranno in contro, fino a quando questi non compaiono all'improvviso, per poi dileguarsi in maniera un po' troppo veloce e in parte priva di senso.
Non vi è infatti un vero e proprio antagonista, un vero e proprio cattivo in questo urban fantasy. Un cattivo di quelli che puoi imparare a odiare/amare, uno di quelli per cui ti piacerebbe avere l'opportunità di opporti tu stesso. Qui i cattivi (più di uno) sono semplicemente funzionali alla trama o, meglio, servono più che altro a creare un po' di suspense e a cercare di rendere meno piatta la storia.
La sfida contro James è piatta e un molto opportuno svenimento di Bella ci fa perdere l'unico sprazzo di azione che altrimenti avremmo avuto, che viene relegato a un breve racconto. Ma è davvero così che doveva andare o semplicemente la scrittrice non è in grado di scrivere lo svolgersi di una vera e propria battaglia? Per il momento lasciamo questa domanda in sospeso, ma solo fino a quando non analizzeremo gli altri romanzi della saga.
Per il momento è tutto.

Biancaneve

Nessun commento:

Posta un commento