venerdì 8 agosto 2014

IL CLUB VESUVIO

Salve lettori, pubblico oggi la mia recensione settimanale perché domenica scorsa ho avuto problemi di connessione (purtroppo). Ho scelto per voi un libro che mi sta particolarmente a cuore, in quanto adoro lo scrittore. Probabilmente il nome Mark Gatiss non vi dirà niente, a meno che non siate fanatiche fan della serie tv della BBC Sherlock, come la sottoscritta.
Mark Gatiss, infatti, non è solo uno scrittore, ma anche un talentuoso attore (tra gli altri ruoli, interpreta Mycroft Holmes, il fratello del celebre investigatore inventato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, nda) e un bravissimo sceneggiatore (ha sceneggiato diversi episodi di Sherlock, di Doctor Who, di Poirot, ecc.).
Insomma, si può dire che qualsiasi cosa faccia quest'uomo, è ben riuscita.
Vi presento oggi il suo primo romanzo originale, Il Club Vesuvio, unico suo romanzo tradotto in Italia e purtroppo fuori produzione (io sono riuscita ad averlo grazie a un'amica). Il libro è stato pubblicato nel 2004 in Inghilterra, ed è stato edito in Italia nel 2005 (ed. Kowalski).
Vediamolo insieme.


TRAMA:
Londra, inizi '900. Lucifer Box è, all'apparenza, un innocuo pittore neanche troppo bravo ma, in realtà, questa è solo una copertura. L'uomo, infatti, è un agente segreto al servizio di Sua Maestà. Ha appena portato a termine un incarico, quando il suo superiore gli chiede di indagare sulla morte, a pochi giorni di distanza e in circostanze sospette, di due vulcanologi che, da giovani, avevano lavorato assieme.
L'avventura porterà Lucifer in Italia, più precisamente a Napoli, dove, tra colpi di scena, inseguimenti e attentati, il giovane dandy si imbatterà in una pericolosa organizzazione criminale. Ma non è questo l'unico pericolo che incombe su di lui...

RECENSIONE:
E' un libro senza dubbio interessante, ma fuori dal comune (sarà questo il motivo per cui non ha avuto molto successo nel nostro Paese?). La storia è raccontata in prima persona da Lucifer Box, personaggio che fin da subito si presenta come molto complesso. E' arrogante, a tratti decisamente infantile, cinico e spietato, rubacuori, molto intelligente e raffinato. E', in altre parole, un misto tra Sherlock Holmes, James Bond e Dorian Gray. E' uno di quei personaggi che o si ama immediatamente (e io l'ho amato fin dal primo momento) o si detesta cordialmente e non c'è nulla che potrà farvi cambiare idea.
Personaggio a parte, la storia è assolutamente ben scritta e ben costruita. Il linguaggio è insolito, si potrebbe definirlo sperimentale, ma in ogni caso coerente con il personaggio e il periodo in cui è ambientata la storia. La cosa che ho apprezzato di più è che Gatiss, pur essendo uno sceneggiatore, non scrive come tale. Non è una sceneggiatura travestita da romanzo, ma un romanzo vero e proprio.
Gatiss conosce bene quel peridio storico e conosce bene Oscar Wilde. La scena con cui si apre il romanzo non può non far pensare, di riflesso, alla scena iniziale de Il ritratto di Dorian Gray, naturalmente debitamente trasformata e rivisitata in chiave ironica.
Il romanzo è unico nel suo genere e andrebbe letto e riletto per poter cogliere tutte le diverse sfumature: i riferimenti colti, spesso abilmente nascosti, la costruzione dei personaggi (di tutti i personaggi, anche delle comparse), le realistiche descrizioni del paesaggio e della decadenza della società...
Insomma, il libro di Gatiss merita attenzione. E mi aspetto che, da un momento all'altro, ne traggano il film.
Per il momento è tutto.

Biancaneve

mercoledì 6 agosto 2014

10 LIBRI CON CUI CRESCERE

Salve gente, inauguro questo nuovo spazio, in cui mi propongo di dare consigli di lettura. Mi capita spesso di sentire conversazioni tra lettori - o pseudo tali - in cui si parla di un libro, del perché bisognerebbe leggerlo, ecc. Molte volte amici mi hanno chiesto di prestar loro un libro o di segnalare qualcosa che valga la pena leggere. In una certa misura lo faccio già con le recensioni. Le mie critiche sono già consigli di lettura, perché in fondo vi segnalo quali romanzi io credo valga la pena leggere e quali potete tranquillamente evitare. Naturalmente - l'ho già detto più di volta - le critiche sono personali e, nonostante abbiano alcuni criteri obiettivi (ad es., la grammatica: se il libro è sgrammaticato, non ci sono gusti personali che tengano), tuttavia mi rendo conto che un libro che io trovo scontato, un altro può trovarlo un capolavoro. Ad es. io non amo le storie scritte in maniera troppo sdolcinata, ma tanta gente le adora.
Inoltre le mie critiche riguardano esclusivamente romanzi contemporanei. Per mia scelta, infatti, ho deciso di evitare di recensire i grandi capolavori dei secoli passati, sia perché credo che la critica debba avere una possibilità di replica (cosa impossibile nel caso di scrittori scomparsi), sia perché è sempre difficile cimentarsi in una critica di romanzi molto amati o molto odiati (a seconda dei casi).
Per cui questa rubrica non si occuperà di recensioni. Vi segnalerò, piuttosto, per più o meno ogni genere letterario, dieci libri di autori contemporanei o no, che secondo la mia modesta opinione bisognerebbe assolutamente aver letto, almeno una volta nella vita.
Quest'oggi comincerò con i classici per ragazzi. Inutile dire che i libri che vi segnalerò or ora sono quelli con cui sono cresciuta.



1. Piccole donne e Piccole donne crescono di Louisa May Alcott
Da sempre lo considero un unico romanzo. E' il mio libro preferito, e sono particolarmente legata a esso perché è anche il primo che io abbia letto. E' considerato un vero e proprio classico della letteratura per l'infanzia, anche se viene considerato - a torto - un libro per ragazze.
Perché leggerlo? Parla della vita quotidiana di quattro sorelle, delle loro paure, delle loro speranze, dei loro "castelli in aria" e di quanto la vita possa cambiare i propri fanciulleschi desideri. Io credo che questi due romanzi raccontino una storia che può essere quella di chiunque (naturalmente, debitamente trasportata nel proprio periodo storico).
2. Il piccolo lord di Frances Burnett
Un romanzo delicato e appassionante, un pittoresco squarcio della vita inglese e americana di fine '800. Una storia di amicizia tra nonno e nipote, in cui i pregiudizi vengono superati, i difetti addolciti dall'amore, le etichette e le caste spazzate via dalla collaborazione.
E' la storia di un bambino americano che scopre di essere il nipote e unico erede di un vecchio e scorbutico lord inglese. Così è costretto ad abbandonare i suoi amici, un droghiere e un lustrascarpe, e a trasferirsi in Inghilterra, dove non può vivere con sua madre perché il nonno non la sopporta. Ma il bambino, con la sua innocenza, la sua innata bontà e la sua grazia riesce pian piano a conquistare il vecchio e tutti coloro che lo conoscono.
3. Pollyanna di Eleanor Hodgman Porter
Chi non ha mai letto questo libro o quantomeno visto una delle sue numerose trasposizioni cinematografiche? Chi non ha mai preso una "dose di Pollyanna"? La bambina dall'ottimismo ostinato che, pur non avendo nulla (ha perso entrambi i genitori, non ha un soldo e viene accolta dalla zia più per senso del dovere che per affetto), è sempre contenta, grazie al "gioco della felicità", insegnatole dal padre.
Forse anche noi dovremmo fare questo stesso gioco, visto quanto spesso ci dimentichiamo di tutte le fortune che abbiamo e che diamo per scontate, lamentandoci piuttosto per quello che non abbiamo.
4. Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Luis Sepulveda
E' una breve storia incentrata (come dice il titolo) sull'amicizia tra un gatto e una gabbianella. Un'amicizia che potremmo definire strana, dal momento che i gatti e i volatili per antonomasia non vanno molto d'accordo (basti pensare alle celeberrime gag di Gatto Silvestro e Titti). Un libro che insegna che si può andare oltre le apparenze, oltre le differenze di specie, di razza, persino oltre il proprio primitivo istinto.
Una storia commuovente e delicata, che tutti dovrebbero aver letto.
5. Incompreso di Florence Montgomery
Un libro intenso e struggente, che personalmente non sono mai riuscita a rileggere (al contrario degli altri che ho praticamente consumato). Narra la storia di Humphrey, orfano di madre, monello spericolato, che vive col fratellino, dolce e delicato, Miles, e col padre, Sir Everard. Quest'ultimo è spesso assente per lavoro, e quando è a casa non fa che rimproverare  Humphrey, disobbediente e impulsivo. In realtà al ragazzo manca la madre ed è questo il motivo del suo comportamento. Ma Sir Everard lo capirà solo quando sarà troppo tardi...
6. Oliver Twist di Charles Dickens
Ne avrete tutti quantomeno sentito parlare. E' la storia di Oliver, un povero orfanello, che affronta ogni genere di disavventure prima dell'inevitabile lieto fine. Capolavoro indiscusso, è molto adatto ai bambini. Considerato, spesso, un romanzo di formazione rovesciato, analizza i mali della società inglese ottocentesca. Ma quest'analisi la lasciamo agli adulti.
7. Harry Potter di J.K. Rowling
Diventato ormai un classico della letteratura per l'infanzia, già più di una generazione è cresciuta con questa saga - o ci sta crescendo proprio ora. Non mi dilungherò nel parlarvi di HP (chi scrive è infatti una Potterhead convinta), vi basti sapere che ha fatto scoprire l'amore per la lettura a migliaia e migliaia di bambini in tutto il mondo. Non è già questo un motivo per leggerlo?
E se non vi basta, pensate che ci sono maghi, cappelli parlanti, castelli, scope volanti, incantesimi, duelli... Devo davvero continuare?
8. Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien
Questo libro e il suo protagonista furono talmente amati quando uscirono da far sì che gli editori di Tolkien gli fecero pressione affinché scrivesse altre storie su questi hobbit. Lo scrittore, invece, voleva comporre un poema. Il risultato? Il Signore degli Anelli, ovviamente!
Lo Hobbit altro non è che il prequel del capolavoro di J.R.R. Tolkien. Ma ha il vantaggio di essere una storia conclusa, a sé stante, che può essere letta senza impegno dai bambini.
Draghi cattivi, Troll, creature per metà orso e per metà uomini, Orchi la fanno qui da padrone. Il lettore riuscirà a essere coraggioso quanto lo hobbit Bilbo e a sconfiggere il Drago Smaug?
9. Clorofilla dal cielo blu di Bianca Pitzorno
In realtà io consiglierei tutti i romanzi di questa autrice nostrana. Questo romanzo mi è rimasto nel cuore perché mi è stato regalato dalle mie maestre alla fine della scuola elementare. La storia è spiritosa, ma fa riflettere, in quanto mira a sensibilizzare i lettori riguardo i problemi legati all'ambiente.
Aiuteremo l'extraterreste Clorofilla a tornare a casa?
10. Le avventure di Itamar di David Grossman
Questi racconti nascono dal genio. Sono storie brevi che parlano della scoperta del mondo ad opera di questo bambino così pieno di fantasia, una fantasia che riesce a far avverare. No, Itamar non ha poteri magici, non è un Harry Potter ante litteram, è soltanto un bambino che vuole imparare a vivere, ad affrontare le proprie paure. Bellissimo il rapporto di Itamar con suo padre, tutt'altro che assente.

Naturalmente tutti questi libri - e tanti altri che non ho qui citato - possono essere letti anche dagli adulti. Forse gli adulti avranno un approccio più disincantato, ma questo non significa che non possano amarli. I libri, e questo è risaputo, presentano sempre tante sfumature e, dentro una pura e semplice fiaba per bambini, possono nascondersi significati che solo un adulto può cogliere appieno.
Per il momento è tutto.

Biancaneve

martedì 5 agosto 2014

DOPPIO CIECO

Buongiorno cari lettori, oggi torno con l'angolo emergenti per presentarvi Doppio cieco di Chiara Abatantuono, ventitreenne studentessa barese di psicologia. Questo è il suo libro d'esordio. Vediamolo assieme.


TRAMA:
Treviso 1993: Imma ha trent'anni, un alienante lavoro come cassiera di supermercato, un gatto obeso, una sorella ex tossicodipendente di nome Anna e un amore asfissiante con Dan.
Roma 2012: Chris ha quarantadue anni, una madre famosa per i suoi film porno, una ex fidanzata bulimica di nome Ester da cui non riesce a dividersi e varie paranoie.
Due vite diverse e distanti. Cosa hanno in comune? All'apparenza nulla. All'apparenza...

RECENSIONE:
Doppio cieco non è un romanzo comune. Ironico, forte e a tratti allucinato e allucinante, descrive con lucida e precisa determinazione la condizione umana di due personaggi non ordinari, due personaggi che vivono al limite della follia. Chris è tormentato dai ricordi, in una totale astrazione dalla realtà, in una povertà di ideali, in una confusione psicofisica. Imma è sveglia, ma disordinata, confusionaria, sregolata.
Chiara Abatantuono ci racconta le loro storie con palese disincanto, utilizzando un linguaggio colorito, a tratti visionario, ma mai volgare. Un linguaggio che ben si addice alla storia che narra e che ne fa parte.
Il romanzo, pur nella sua brevità, è completo e compiuto e affronta temi molto delicati, come la morte, l'abbandono, la pazzia, la bulimia... Il tutto è affrontato con perizia medica, non a caso l'autrice - come ho detto sopra - studia psicologia. Ed è la psicologia a farla da padrone in questa storia, come si può evincere già dal titolo: "un esperimento in cieco o in doppio cieco, infatti, è un modo per definire un esperimento scientifico dove viene impedito ad alcune persone coinvolte di conoscere informazioni che potrebbero portare a pregiudizi consci o inconsci, così da invalidarne i risultati" (da Wikipedia).
Ed ecco spiegata la totale estraneità - almeno iniziale - tra i due protagonisti, le cui storie sembrano completamente distinte, senza la benché minima traccia di un collegamento. Diversa è la città in cui vivono, diverso è il periodo in cui operano, diversa è la loro storia. Eppure, i loro destini sono indissolubilmente legati, in un modo che, fino all'ultima pagina, il lettore non riesce a immaginare.
Se vi aspettate una banale storia d'amore, resterete delusi. No, i due protagonisti non si conosco e continueranno a non conoscersi. Non si innamoreranno e vivranno felici e contenti. Se volete questo, guardate il film La casa sul lago del tempo e non sprecate il vostro tempo a leggere questo libro.
Questo libro non è da leggere per "passare il tempo". In quel caso, leggete Moccia o Fabio Volo. Questo è un libro complicato, che va letto più e più volte per capirlo completamente e per cogliere tutte le infinite sfumature che raccoglie dentro di sé.
Doppio cieco non è un libro per tutti. E' un libro che o si ama o si odia. Io l'ho amato. E voi?
Per il momento è tutto.

Biancaneve

martedì 29 luglio 2014

IL SEGRETO DI CHELIDONIA

La prima recensione dopo la pausa universitaria la dedico a Il segreto di Chelidonia e altre novelle, raccolta di racconti dello scrittore molfettese - mio concittadino - Gianni Antonio Palumbo, edita dalla casa editrice pugliese SECOP. Noto - purtroppo - solo in ambito locale, il Prof. Palumbo, classe 1978, ha al suo attivo una carriera di tutto rispetto: ha pubblicato tre romanzi, numerosi contributi scientifico - letterari, pièce teatrali e la silloge poetica Non alla luna, non al vento di marzo, edita da Schena Editore. Per non parlare delle monografie Vestali di un mondo senza sogni. Trent'anni della Vallisa, sempre edita dalla SECOP e La biblioteca di un grammatico, CACUCCI edizioni. Inoltre svolge l'attività di giornalista presso le testate Quindici e Luce e Vita e la rivista letteraria La Vallisa.
Oltre a tutto ciò, ha anche trovato il tempo di svolgere il Dottorato di ricerca in Italianistica presso l'Università di Messina ed è stato assegnista presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Attualmente insegna materie letterarie presso le scuole superiori.
La copertina, che vedete qui, è stata inoltre realizzata da Marisa Carabellese, artista molfettese.


TRAMA:
Questa raccolta si compone di diciassette (scelta scaramantica?) racconti, di cui il più importante - e il più corposo - è il primo, Il segreto di Chelidonia, che dà il titolo al libro. Per trattare la trama di ogni racconto, sia pur per sommi capi, servirebbe un post lunghissimo (anche se alcuni racconti sono veramente brevi, solo poche pagine, nda). Quindi mi limiterò qui a illustrarvi il racconto eponimo.
Cosa fareste se vostra figlia avesse i giorni contati? Cosa fareste se vedeste la vostra bambina spegnersi giorno dopo giorno? Di tutto, io credo. E a tutto è disposto Michelangelo Poli, giovane insegnante disoccupato che, pur di salvare la sua piccola Eleonora, si imbarca in una ricerca ai limiti della follia. Durante i suoi studi si è, infatti, imbattuto nella figura mitica del Caradrio, un uccello con straordinari poteri di guarigione. Si aggrappa alla speranza della sua esistenza e, spinto dalla forza della disperazione, intraprende un viaggio per ritrovando, valicando i confini dell'Italia.
Ma se non fosse l'unico a cercarlo? Il caradrio, infatti, può guarire una sola persona. E se qualcun altro, qualcuno totalmente privo di scrupoli, fosse sulle sue tracce, qualcuno disposto a tutto pur di guarire, qualcuno capace anche di uccidere?
Riuscirà Michelangelo a salvare la sua bambina? E, soprattutto, il caradrio esisterà davvero?

RECENSIONE:
Una raccolta di racconti completa. In che senso, mi chiederete? Nel senso che questa raccolta può essere immaginata come un contenitore, al cui interno troviamo un po' tutti i generi letterari: dal giallo (Il segreto di Chelidonia) al fantasy (La casa del Sole), dalla fantascienza (Luna di gamberi e zucchine) all'horror (Hotel Perseo), dalla parodia (Angelica e Rinando alla fontana) alla storia (Dialogo tra un brigantaccio e Isabella Morra, presso il fiume Siri).
Tipico dello stile dell'autore (di cui ho letto anche altre opere, tra cui ricordo e consiglio il romanzo Eternità. Storia di Destino e Sospensione) è il ricorso a riferimenti dotti, spesso mitologici. Palumbo possiede, infatti, una grandissima cultura letteraria - e non - che usa con grande sapienza non solo nel linguaggio duttile, alle volte rivestito di una patina arcaica, ma allo stesso tempo fluido e scorrevole, ma anche nelle sue storie, creando situazioni che rispecchiano tragedie greche, o usando personaggi mitologici e/o storici, rispecchiando fedelmente le situazioni dell'epoca o stravolgendole in chiave moderna (Il sogno: Alcesti 2013).
Uno stile che, a livello di paragoni, ricorda uno dei più grandi scrittori italiani contemporanei: Umberto Eco. Quest'ultimo, infatti, usa con intelligenza spregiudicata il sapere del mondo classico e medievale, citando e rifacendosi ad altri libri (basti pensare che, parlando del suo romanzo più celebre, Il nome della rosa, egli afferma che il suo è "un libro fatto da altri libri"). E la stessa cosa fa Gianni Antonio Palumbo, utilizzando le sue conoscenze per creare storie originali, a tratti tragiche e a tratti ironiche, piene di suspance.
Palumbo, da grande scrittore qual è, riesce, nello spazio di poche pagine, a suscitare nel lettore una vasta gamma di emozioni: risa, paura, odio, amore, incertezza... Incatena il lettore portandolo, fin dalle prime righe, in un mondo da cui è difficile riemergere.
Insomma, se non conoscete questo scrittore, rimediate leggendo questo libro.
Per il momento è tutto.

Biancaneve

lunedì 28 luglio 2014

LO SPECCHIO DEL TEMPO

Salve lettori, dopo una - non tanto - breve assenza, dovuta a impegni universitari improrogabili (si legga esami e tesi), torno a occuparmi di voi lettori. E lo faccio presentandovi un romanzo uscito appena una settimana fa, dal titolo Lo specchio del tempo, edito dalla Libro Aperto International Publishing



L'autrice si chiama Silvia Devitofrancesco. Segnatevi questo nome, perché lo sentirete spesso, ne sono sicura. Classe 1990, Silvia ha frequentato il liceo classico Flacco a Bari e ha proseguito gli studi, laureandosi in Editoria e Giornalismo. Scrive da quando ha imparato a tenere tra le mani una penna e ha già partecipato a numerosi concorsi letterari, vincendone diversi e classificandosi spesso ai primi posti. (Voglio ricordare qui il concorso indetto sempre dalla CE Libro Aperto che ha portato alla creazione della raccolta in formato ebook Senti_menti, della quale sia Silvia sia la sottoscritta sono coautrici). Inoltre gestisce il blog Ragazza in rosso, in cui si occupa di recensioni e insieme con altre tre scrittrici anche il blog 4writers.


E veniamo ora a Lo specchio del tempo. Purtroppo non ho ancora avuto occasione di leggerlo, quindi questa non è una recensione, ma solo una segnalazione. Tratta la storia di due donne, distanti tra loro per epoca, ma la cui vita è una lo specchio dell'altra (da qui il titolo, nda): entrambe sono sotto il dominio di un padre - padrone, entrambe sono ancorate a un amore romantico, entrambe sono capaci di lottare per impossessarsi della propria vita. Due destini intrecciati da un manoscritto. Una storia in cui il passato incontra il presente.
Il romanzo è attualmente edito solo in formato ebook (pdf ed epub). Per il cartaceo si dovrà attendere ancora qualche settimana (ve ne segnalerò l'uscita sulla mia pagina facebook https://www.facebook.com/biancanevecritica?fref=ts). Nel frattempo chi volesse acquistarlo, può trovarlo sul sito della CE (http://www.libroapertointernationalpublishing.com/product.php~idx~~~114~~variant~~~0~~Lo+specchio+del+tempo~.html), su Amazon (http://www.amazon.it/specchio-del-tempo-Silvia-Devitofrancesco-ebook/dp/B00LZBHHX6/ref=sr_1_2?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1405931826&sr=1-2&keywords=lo+specchio+del+tempo), su Mazy (http://www.mazy.it/scheda-ebook/silvia-devitofrancesco/lo-specchio-del-tempo-9781910442043-227521.html), su Ultimabooks (http://www.ultimabooks.it/lo-specchio-del-tempo-135433) e su Ebookrizzati (http://www.ebookizzati.it/ebook-lo-specchio-del-tempo-silvia-devitofrancesco-libro-aperto-edizioni-idprd575520.html#PrdAnc).
Per il momento è tutto.

Biancaneve

giovedì 12 giugno 2014

INTERVISTA A SIMONE LAUDIERO

Salve lettori, come promesso, ecco qui l'intervista a Simone Laudiero, autore televisivo e scrittore presso la Sperling & Kupfer. Classe 1979, è nato - per sbaglio - a Milano, ma è in realtà napoletano. Ha studiato a Bologna e a Torino. Attualmente lavora a Milano ma vive a Roma.
Per conoscerlo meglio, leggete l'intervista!



BIANCANEVE (B): Gentilissimo Dottor Laudiero, la ringrazio per aver accettato l’intervista e le do il benvenuto sul mio blog. Da autore comico televisivo a scrittore di un romanzo d’amore: cosa l’ha spinta a scrivere questo libro e quanto c’è di autobiografico in Roberto?

SIMONE LAUDIERO (SL): Grazie dell'ospitalità. C'è molto di autobiografico e sono proprio le mie disavventure sentimentali che mi hanno spinto a scrivere questo romanzo. Volevo trovare il senso in alcune separazioni particolarmente "strane" che ho attraversato, e ne è venuta fuori una gran mole di appunti. Dagli appunti, una volta trovata una trama che legasse le varie storie, è nato il libro.
B: In Si lasciano tutti la storia d’amore si mischia a una sorta di “thriller familiare”. Era sua intenzione creare questa suspense da “giallo”?
SL: Era esattamente la mia intenzione: la trama "investigativa" di Si lasciano tutti ricalca con una certa fedeltà quella del noir anni '40. In questo caso però l'investigatore è il protagonista, Roberto, e chi lo assume è la sua ragazza, Sandra. Ma per accontentarla, proprio come in un noir, Roberto porterà alla luce delle verità inaspettate sulla famiglia di Sandra e si troverà di fronte al dilemma: far finta di niente o provare a far trionfare la giustizia?
B: Ha ambientato la sua storia a Napoli, città a cui è molto legato, pur non avendoci vissuto a lungo. Perché questa scelta? Cos’ha Napoli di più rispetto a una città con cui lei ha più interazioni, come Roma o Milano?
SL: In realtà ho vissuto a Napoli fino a 20 anni, quindi resta la città che conosco meglio (sono nato a Milano ma i miei genitori vivevano a Napoli e lì mi hanno cresciuto). Da una parte mi piace ambientare i miei romanzi a Napoli perché è una città ricchissima di spunti e di materiale narrativo, una città dove dietro ogni angolo si nasconde un personaggio, una storia, una situazione inaspettata. Dall'altra credo che Napoli sia molto raccontata appoggiandosi ai temi della criminalità organizzata, del degrado, dei rifiuti, ma ovviamente non è solo questo. È una città di tre milioni di abitanti e la stragrande maggioranza di essi conduce delle vite (relativamente) normali - vale la pena che qualcuno racconti anche queste vite.
B: Non crede che per l’età che hanno – oltre i trent'anni – i suoi personaggi si comportino un po’ troppo come ventenni? Skype, feste, motorini, studentesse da abbordare…
SL: I miei personaggi sono ovviamente personaggi "irrisolti". Non hanno relazioni stabili, non hanno figli, il protagonista addirittura vive ancora con la famiglia – quindi è normale che appaiano più giovani della loro età. Detto questo, Skype, feste e motorini sono cose che si possono fare a qualsiasi età (dopo i 14, ovviamente). E anche che un professore universitario abbordi le studentesse purtroppo (e sottolineo purtroppo) succede a tutte le età.
B: Ho notato che usa un linguaggio molto “popolare”, mischiando espressioni dialettali e gergali. Una scelta, la sua, sicuramente coraggiosa. Quanto ha inciso il suo lavoro di autore televisivo in questo?
SL: In verità molto poco. In televisione si parla una lingua artefatta, un italiano "ripulito" che nessuno di noi parla davvero durante la sua vita - e spesso questo italiano viene utilizzato anche nei libri. Invece credo che sia molto difficile trasmettere dei sentimenti autentici se le persone non parlano in modo autentico, e proprio per questo ho scelto di mettere in bocca ai miei personaggi costruzioni sintattiche e parole del napoletano. Detto questo, io non credo che siano più di tanto popolari o gergali (a parte un paio di personaggi): è semplicemente una delle tante lingue che si parlano davvero.
B: In cosa consiste esattamente il lavoro di autore televisivo?
SL: Tutto ciò che si vede in televisione è in una certa misura stabilito e preparato in anticipo. L'autore è colui che si occupa di stabilire e preparare: può scrivere la sceneggiatura di una fiction, delineare l'intervista all'ospite di un varietà, decidere come raccontare la storia di un personaggio di un reality. Ogni cosa è frutto di un ragionamento "autorale".
B: Lei è uno degli autori di Camera Cafè: cosa può raccontarci di questa esperienza?
SL: È stata un'esperienza molto importante e formativa. Camera Cafè è composto di episodi molto brevi (da 4 a 7 minuti, che poi vengono accorpati in puntate) ma ognuno di questi episodi brevi racconta una storia completa. Per far stare una storia in così poco tempo (e far anche ridere!) è necessaria una disciplina enorme, in particolare quando si va a selezionare l'indispensabile e si scarta il resto. Per questo, anche se si tratta di un tipo di scrittura molto diverso, lavorare a Camera è stato molto importante anche per i miei romanzi.
B: Quali sono i suoi progetti per il futuro? Ci sarà un altro romanzo? Può anticiparci qualcosa?
SL: Proprio in questi giorni sto iniziando a prendere appunti per il prossimo. Per ora ci sono troppe cose in forse per poter dare informazioni precise, ma so che ci saranno più personaggio, più Napoli e più amore J

domenica 25 maggio 2014

"LASCIAMOCI" "PERCHE'?" "PERCHE' SI LASCIANO TUTTI!"

Salve lettori, torno oggi con la recensione al romanzo d'esordio di Simone Laudiero, apprezzato autore televisivo. Il libro, una commedia cinico - romantica, il cui titolo provocatorio è Si lasciano tutti, mi è stato segnalato qualche settimana fa. La trama mi ha molto incuriosita e così l'ho letto. Vi posto qui il mio parere.


TRAMA:
Roberto ha trent'anni, un imprecisato lavoro di segreteria e la faccia di chi si è appena lasciato con la fidanzata. Eppure, lui e Sandra stanno ancora insieme, anzi vogliono andare a convivere. Ma i loro progetti vengono ostacolati dai nonni della ragazza, ultraottantenni che improvvisamente - e inspiegabilmente - decidono di divorziare. Di per sé la cosa non sarebbe un problema, specie per Roberto, se non fosse che la casa dove vive Sandra e dove lui vuole trasferirsi è della nonna di lei, che ha deciso di tornare ad abitarla, sfrattando la nipote.
Inizia così una vera e propria "caccia all'uomo" per cercare di scoprire i motivi di questa separazione, "caccia" imbastita da Roberto che non si rassegna a perdere la casa, come se da questa dipendesse la sua intera relazione con Sandra.
Sullo sfondo, gli amici di sempre di Roberto: Anna, Minerva e Tommaso, che un po' lo aiutano e un po' lo incitano a lasciar perdere tutto e a trovarsi un altro posto.
Riuscirà Roberto a scoprire la verità? E sarà davvero Sandra quella giusta?

RECENSIONE:
Divertente, ironico, scanzonato sono i primi aggettivi che associo a questo romanzo dalla storia veramente originale, che si tinge di "giallo" in un'avvincente susseguirsi di incredibili (dis)avventure. Il colpo di genio è, infatti, proprio nella storia dei due nonni ultraottantenni che, "impazziti", decidono di divorziare. Ovviamente, è tutto premeditato e calcolato dall'autore, che calibra bene l'ossessione di Roberto (scoprire i motivi di questo gesto) con le storie parallele dell'uomo e degli amici storici di lui.
Ottimi sono anche i continui flashback di Roberto con le sue ex. Laudiero ha scelto di raccontare, più che le varie storie del protagonista, proprio il momento in cui queste finiscono: gli addii. Inseriti nei momenti più opportuni - di solito quando sta per succedere qualcosa di realmente interessante - ci permettono di capire meglio la psicologia di questo "bambinone" (almeno così mi sembra appaia Roberto), rendendoci più chiara la situazione tra lui e Sandra.
I personaggi sono "molto umanizzati": Roberto, con il suo lavoro precario, Minerva, con il suo finto cinismo da "panchina lunga" (in sintesi, vuole sempre avere pronto un "rimpiazzo"), Anna, con la sua sicurezza, Tommaso, con la sua paura di invecchiare (o di vivere?).
Accanto a loro, una carrellata di "comparse", tutte ben caratterizzate: fortunatamente in questo romanzo non c'è nessuna "macchietta", nessun "luogo comune".
Insomma quello di Laudiero è davvero un buon libro d'esordio. L'unica cosa che mi lascia un po' perplessa è lo stile, più simile a una sceneggiatura che a un romanzo vero e proprio. Tuttavia la cosa è giustificata - e giustificabile - dal momento che l'autore appartiene proprio a quel mondo. Di sicuro, se vorranno farne un film, sarà molto semplice adattare questo romanzo al grande o al piccolo schermo. Io me lo aspetto!
Per il momento è tutto.

Biancaneve