giovedì 13 febbraio 2014

CONVIVENZA LEGGERA... MATRIMONIO D'AFFARI

Per l'Angolo degli Emergenti, novità di quest'anno, vi farò conoscere Convivenza leggera... matrimonio d'affari della pugliese Vanessa Vescera. Innanzitutto, voglio dirvi due parole sull'autrice. Classe 1986, studia ballo fin da piccola, raggiungendo il podio nelle danze caraibiche. Ama leggere e scrivere e ha pubblicato diversi romanzi a quattro mani con Fabiana Andreozzi (D&S Non voglio perderti; Amore nel sangue; Attimi indimenticabili; Vuoi sposarmi? No, grazie!). Attualmente scrive e insegna Zumba Fitness.


TRAMA
Alycia è una donna moderna, che vive correndo, dividendosi tra lavoro, casa e due relazioni. Non credendo nell'amore, Alycia vuole infatti sia un uomo, che individua nel suo capo Ugo, con cui costruire una famiglia e stringere quindi un matrimonio d'affari, sia una relazione passionale ma non troppo impegnativa con un altro uomo, Raffaele, con cui avere una convivenza leggera. 
Ma le cose non vanno come previsto: infatti, Raffaele comincia a fare pressioni ad Alycia perché vuole dei figli, mentre Ugo si rivela noioso e iettatore. 
A complicare il quadro interviene un terzo uomo, Ryan, brillante e ricco medico. 
Riuscirà Alycia a districarsi in questa situazione ai limiti del verosimile? 

RECENSIONE:
Il romanzo vorrebbe proporsi come una storia allegra e frizzante, che diverte con ironia e leggerezza. Tuttavia, non ci riesce. Il risultato? Una storia banale, in molti punti noiosa. 
Ma analizziamo il tutto dall'inizio, partendo dai personaggi, fin troppo stereotipati. Ugo è troppo "noioso e prevedibile", Raffaele troppo inaffidabile, Alycia troppo confusa e Ryan troppo perfetto. Un mix di personaggi che stentano a farsi amare e ricordare. 
Anche la trama non è delle più originali. Ci sono addirittura dei punti - come la scena della cena, nello stesso ristorante, di Alycia contemporaneamente con Raffaele e con Ugo - palesemente copiati. Infatti questa scena ricalca - quasi fedelmente - la cena del film Mrs Doubtfire, dove Robin Williams è a cena sia col suo produttore che con la famiglia. 
Per poi non parlare di Parigi. Perché una storia d'amore per essere credibile deve terminare per forza in questa città? E' una forzatura. 
E poi i nomi stranieri per i due protagonisti? La storia è ambientata in Italia e - diciamocelo francamente - vogliamo dei nomi italiani. Non diventano più fighi i personaggi se date loro dei normi inglesi o americani. A meno che, naturalmente, non abbiate ambientato il vostro romanzo a Londra o in America. 
Insomma un romanzo che fa sbadigliare, per nulla all'altezza delle aspettative. 
Per il momento è tutto. 

Biancaneve

lunedì 3 febbraio 2014

ROWLING SHOCK: "DIVORZIO" DA RON E HERMIONE

Creare una delle coppie della letteratura più amate al mondo, per poi "divorziare" dalla stessa. E' ciò che ha fatto J.K. Rowling nell'intervista rilasciata nientemeno che a Emma Watson (Hermione nei film, ndr), guest editor per Wonderland Magazine. Queste le sue parole: 
Ho scritto del rapporto Hermione/Ron come forma di appagamento personale. E' così che era stato concepito all'inizio. La decisione di far finire Hermione con Ron ha avuto poco a che fare con la letteratura e molto più con una mia fissazione di attenermi ai piani originali. Lo so, mi dispiace. Sento già la furia e la rabbia che le mie parole potrebbero causare ai fa, ma sono assolutamente onesta. Il tempo mi ha dato l'opportunità di giudicare con obiettività. E' stata una scelta motivata da ragioni personali, ragioni poco credibili. Spezzerò i cuori dicendo questa cosa? Spero di no. 
 La Row ha concluso dicendo che Ron e Hermione non sarebbero stati felici, ma avrebbero avuto bisogno, in futuro, di una terapia di coppia. 
Ed è successo quello che lei temeva. Orde di fan - tra cui mi inserisco anch'io - scontenti e arrabbiati. Capisco che Ron e Hermione possono sembrare molto diversi. Hermione è più intelligente di Ron e di solito alle ragazze ciò non piace. Ma è davvero così? Hermione non è più intelligente, solo più studiosa e ligia alle regole, e Ron non è stupido, ma pigro. Sì, sono diversi, eppure ognuno tira fuori il meglio dall'altra: è Ron a rendere Hermione meno rigida, così come Hermione rende Ron più adulto. Insomma, si completano. 
E allora come mai la Row non è più convinta della sua scelta? Perché se potesse tornare indietro farebbe sposare Hermione con Harry? Vi rendete conto di quello che implicherebbe? 
Ron sarebbe davvero l'eterno secondo e tutto quello che gli ha urlato contro il Riddle - medaglione sarebbe vero. E' questo che vogliamo? E Ginny? Sembra essersene dimenticata, come sembra essersi scordata di aver più volte ribadito che ha costruito il personaggio di Ginny, di averlo fatto maturare proprio perché fosse adatto a Harry. Ginny è forte. E qualcuno di voi dubita che sarebbe andata con gli altri alla ricerca degli horcroux se glielo avessero permesso? 
C'è chi pensa che sia una trovata pubblicitaria. Del resto zia Row non è estranea a queste "trollate": basti pensare al discusso caso de "Il richiamo del cuculo", romanzo pubblicato con uno pseudonimo, all'insaputa di tutti. 
Cosa dobbiamo aspettarci quindi? Un nuovo romanzo di HP? L'enciclopedia da tempo promessa? 
O si tratta solo dei dubbi postumi sull'opera a cui ha dedicato metà della sua vita? La paura di non aver fatto tutto per bene, di aver trascurato qualcosa, di non aver fatto abbastanza. 
Se si tratta di questo, lasciati rassicurare: sei l'infanzia e l'adolescenza di un'intera generazione. Non ti basta? 
Per il momento è tutto. 

Biancaneve

domenica 2 febbraio 2014

LA VENDETTA SI SERVE FREDDA...MA SE SI FOSSE CONGELATA?

Nuovo anno, nuova critica. Oggi voglio occuparmi del sequel di un romanzo da cui è stato tratto un film che ha letteralmente sbancato il botteghino. Mi riferisco a "Il Diavolo veste Prada", di cui solo pochi mesi fa è uscito il nuovo romanzo, intitolato "La vendetta veste Prada. Il ritorno del Diavolo". Incuriosita, l'ho letto di recente. E ora vi posto il mio parere.



TRAMA:
Sono passati dieci anni da quando Andrea "Andy" Sachs ha mollato Miranda Priestly durante una festa a Parigi. Oggi, Andrea è una donna di successo. Dirige con l'ex rivale Emily - ora sua migliore amica - la rivista "The Plunge", dedicata ai matrimoni glamour. E grazie a questa rivista ha anche conosciuto il suo fidanzato, Max Harrison, rampollo di una delle famiglie più in vista di New York, e suo principale finanziatore, che sta per sposare.
Ma, dopo il matrimonio, tutto precipita. Andy scopre di non piacere a sua suocera e, cosa ancora più sconcertante, si fa viva Miranda Priestly, intenzionata a comprare la loro rivista. Andy è più che contraria, dato che nel contratto c'è una clausola che la obbligherebbe a restare per un anno al servizio della donna, mentre Emily e Max la pressano affinché firmi.
A complicare la situazione ci pensano una gravidanza inattesa e il ritorno inaspettato in città del suo primo amore, Alex.
Riuscirà Andy ad affrontare tutto questo?


RECENSIONE:
Quando leggo questi libri mi chiedo: perché scrivere un sequel, se non si ha in mente una buona storia? Per i soldi? Per cavalcare l'onda del successo (tra l'altro in questo caso dovuto quasi esclusivamente al film del 2006)?
La vendetta veste Prada. Il ritorno del Diavolo è un romanzo scadente. Per quanto interessante l'idea di riprendere le fila delle vite dei personaggi principali del primo romanzo, la storia non è ben strutturata. Si presenta, piuttosto, come un'accozzaglia di avvenimenti e di colpi di scena neanche troppo ben congeniati.
Ho sbadigliato per quasi tutto il romanzo. Lo stile è debole, i personaggi piatti (non sono cambiati per niente in dieci anni), la trama quasi inconsistente. Sembra più un romanzo scritto per accontentare i fan (del film) che non un'occasione di crescita per l'autrice.
Deludente anche il personaggio di Miranda, ancora una volta ritratta in modo monodimensionale. Se speravamo che le critiche ricevute a tal proposito potessero convergere verso un'evoluzione del personaggio, ci siamo sbagliati. Miranda Priestly è il Diavolo, né più né meno. Nessuna traccia di umanità nei suoi modi, tranne quando scopre che Andy aspetta un figlio (ma siamo sicuri che non sia una manovra per convincerla a firmare il contratto per vendere la rivista)?
E reintrodurre Alex? Patetico! Soprattutto se si considerano gli ultimi avvenimenti del primo romanzo (e non del film).
Insomma, leggere La vendetta veste Prada è stato uno spreco di tempo.
Tuttavia, forse già quest'anno gireranno il film, che potrebbe uscire o alla fine di questo stesso anno o nel 2015. Anne Hathaway ha già dichiarato che sarebbe felicissima di rivestire i panni di Andy, il personaggio che l'ha consacrata tra le stelle di Hollywood. Nessuna conferma, invece, è giunta da Meryl Streep, anche se - io credo - tutti ci auguriamo che voglia essere di nuovo Miranda.
In questo modo, magari il film potrebbe essere un altro successo, specie se si baseranno su alcuni spunti comunque interessanti del romanzo, per poi trasformarlo completamente in un'altra storia, come è successo per il Diavolo veste Prada.
Per il momento è tutto.

Biancaneve





domenica 24 novembre 2013

IL NUOVO ROMANZO DI BRIDGET JONES TRA LIBRI E FILM

Buonasera miei cari lettori compulsivi, rieccomi qui, come promesso, con la mia critica settimanale. Questa volta ho scelto per voi un romanzo edito da poco: Bridget Jones. Un amore di ragazzo di Helen Fielding. E' - come immaginerete o forse già saprete - il seguito degli altri due romanzi Il diario di Bridget Jones e Che pasticcio, Bridget Jones!, pubblicati rispettivamente nel 1995 e nel 1999. Sono passati, dunque, ben diciotto anni dal primo romanzo e quattordici dal secondo. E' curioso che abbia fatto passare così tanto tempo prima di scrivere questo sequel e in questo è stata "seguita a ruota" da una sua collega, sempre autrice di chick - lit, Lauren Weisberger, autrice de Il diavolo veste Prada, di cui poche settimane fa è uscito il seguito, La vendetta veste Prada, a distanza di dieci anni e di cui vi parlerò in una delle prossime critiche, appena riuscirò a mettere le mani su quel libro :)
Cosa spinge uno scrittore a scrivere il seguito del suo best seller a anni e anni di distanza? Nostalgia? Smielato sentimentalismo? Desiderio di riuscire a emulare le scarse vendite dei romanzi successivi? O di riprendere un'identità a lungo celata?
Proviamo a scoprirlo insieme.
 
 
TRAMA:
Bridget Jones è tornata. Ha cinquantun anni, due bambini piccoli ed è di nuovo single. Suo marito Marc Darcy è infatti morto cinque anni prima. Dopo poco più di quattro anni di lutto, in cui si è lasciata andare, i suoi amici di sempre l'hanno convinta a rimettersi sul mercato. Nell'era di internet, Bridget si iscrive su Twitter, dove conosce Roxster, affascinante toy-boy ventinovenne. I due iniziano una relazione, ma a mettersi in mezzo, oltre alla differenza di età, anche l'affascinante Mr. Wallaker, insegnante presso la scuola elementare del figlio di Bridget, Billy.

RECENSIONE:
Premetto che pur non avendoli - aggiungerei per il momento - criticati qui, ho letto i primi due romanzi della saga di Bridget Jones proprio all'inizio di quest'anno e li ho trovati piuttosto banali e insulsi, privi della brillante frivolezza dei film, che potrei citare a memoria. E' quindi con curiosità professionale che mi sono accinta a leggere quest'ultimo libro che, devo ammettere, mi ha stupito. Superato lo shock inziale per la morte di Marc Darcy, mi sono resa conto che, pur non essendo eccezionale, riesce a far emergere con delicatezza e ironia il problema del ritrovarsi single a cinquant'anni, quando i coetanei preferiscono le donne più giovani e le donne si sentono sole, insicure e soprattutto vecchie, anche se ancora non lo sono. In più i figli a carico sembrano complicare una eventuale vita amorosa, specie se, come in questo caso, molto piccoli (Mabel, la figlia, frequenta la scuola elementare, mentre Billy, il maggiore, l'elementare).
Mi sono comunque molto divertita a leggere questa storia.
Ho trovato lo stile della Fielding notevolmente migliorato: mentre nei primi romanzi questo è piuttosto sintetico, forse troppo prosaico, in questo romanzo è privo di quelle incertezza che hanno caratterizzato gli altri. Buona anche l'idea di iniziare la storia in itinere, facendoci vedere Bridget già alle prese con la sua storia d'amore con Roxster, e solo dopo farle inserire alcune pagine del suo diario dell'anno precedente per farci capire cosa sia successo precedentemente e farci conoscere le fasi del suo lento ritorno alla vita.
Anche i personaggi sono meglio approfonditi, anche se ho trovato un po' banale il personaggio di Mr. Wallaker, che in un certo qual modo vuole far ricordare Marc, senza riuscirci veramente. Non vi nascondo che la mia avversione per questo personaggio possa derivare in parte o del tutto dal fatto che egli è, effettivamente, colui che soppianterà Marc Darcy, tuttavia dubito che si tratti solo di questo: infatti Mr. Wallaker appare troppo compassato e la loro storia non può non ricalcare in qualche modo quella tra Bridget e Marc. Forse sarebbe stato meglio creare un personaggio completamente diverso, un po' come lo è Roxster, adorabile trentenne che si innamora seriamente di Bridget, pur avendo iniziato la loro storia un po' come un gioco.
Un personaggio complesso, quello di Roxster, che è ben delineato (a differenza di quello di Mr. Wallaker), e in qualche modo verosimile.
Ma è Bridget a essere impagabile. Questa Bridget ha dei punti in comune con la Bridget trentenne. Come lei è insicura e si entusiasma facilmente, facendo i suoi abituali sogni a occhi aperti, tuttavia ha una consapevolezza tutta nuova, donatale dalla vita che ha condiviso con Marc.
Ho fondate ragioni per credere che Helen Fielding si sia ispirata in parte anche ai film perché alcune frasi e atteggiamenti descritti sembrano derivare più dalla versione cinematografica dei suoi romanzi, che da romanzi stessi. E forse è stata questa l'idea vincente.
Voglio lasciarvi con una piccola curiosità: pare che l'idea di trarre un film da questo libro sia attualmente in forse, a causa di alcune divergenze tra la scrittrice e Renée Zellweger (l'attrice che l'ha interpretata nei film usciti nel 2001 e nel 2004, ndr), dovute sia alla visione che esse hanno di Bridget, sia a un mancato ringraziamento nel libro all'attrice (sono invece ringraziati i suoi due colleghi, coprotagonisti, Hugh Grant e Colin Firth). Inoltre Renée Zellweger pare non sia troppo entusiasta di riprendere i chili (già in precedenza persi) necessari per interpretare questo ruolo.
Ma c'è di più. Infatti, se il seguito alla fine si farà, è plausibile che non si segui la storia del romanzo che ho qui criticato per voi, ma se ne scriva una nuova, che veda un redivivo Marc Darcy e la moglie alle prese con i problemi dei bambini, in una nuova sdolcinata ma efficace commedia romantica.
Io forse preferirei che si seguisse il libro, anche se non nego che non mi dispiacerebbe troppo vedere questa coppia di nuovo sul grande schermo. E voi? Quale è il vostro parere?
Con questa domanda ho finito.
Per il momento è tutto.
 
Biancaneve

venerdì 22 novembre 2013

IMPERDIBILE PROMOZIONE DI NATALE!

Salve lettori,
voglio informarvi della promozione indetta dalla Casa Editrice Libro Aperto Edizioni per Natale. Dato che questa ricorrenza si avvicina e, con essa, la necessità di comprare regali per amici e parenti, la Libro Aperto ha deciso di vendere i suoi libri a un prezzo speciale, che definisce "prezzo impacchettato".
In alternativa, si può acquistare un libro a prezzo intero, ricevendo in omaggio un secondo titolo.
Béh, cosa aspettate?
Approfittate di questa imperdibile offerta! :)
Per il momento è tutto.

Biancaneve

Ps: i titoli della Casa Editrice Libro Aperto Edizioni sono disponibili sul sito della stessa (http://www.libroapertoedizioni.it/) e in tutti i principali store online, oltre che in alcune librerie (un elenco di queste è presente sul sito appena postato).

giovedì 21 novembre 2013

LIBRO APERTO SHORT STORY

Salve lettori e, soprattutto, scrittori,
vorrei informarvi circa la nuova iniziativa della Casa Editrice Libro Aperto Edizioni, con cui collaboro da quest'anno. La CE ha indetto un concorso settimanale, intitolato Libro Aperto Short Story. Di cosa si tratta? In pratica ogni settimana un lettore, un aspirante scrittore o anche un amante della letteratura può comporre una breve storia in cui devono necessariamente essere presenti le tre parole che la CE indicherà. La mini-storia non dovrà superare le cinque righe e dovrà essere inserita come commento al post settimanale che ogni giovedì verrà pubblicato sulla pagina facebook della Libro Aperto (https://www.facebook.com/pages/Libro-Aperto-Edizioni/401432379950498?fref=ts).
Le storie saranno proposte per tutta la settimana e potranno essere votate pubblicamente (quindi, anche se non scrivete, potete comunque leggere e partecipare ugualmente all'iniziativa). Il commento che riceverà più "mi piace" sarà il vincitore.
Il premio sarà diverso ogni settimana. Questa volta è l'ebook del romanzo E più in alto ancora di Elisabetta Raviola. Le parole con cui potrete competere questa settimana sono: "fuoco; coltello; perdonare".
Allora, cosa aspettate? Prendete la penna o la tastiera del computer e scatenate la vostra fantasia!
 
Per il momento è tutto.
 
Biancaneve

mercoledì 20 novembre 2013

MASTERPIECE o I CASI UMANI

Salve lettori, oggi voglio esprimere anch'io il mio parere su Masterpiece, il talent show degli scrittori, con un po' di ritardo, purtroppo, dovuto al fatto che solo ora sono riuscita a vedere la puntata sul sito della Rai.


Analizziamo il programma. Vorrei mettere in evidenza innanzitutto il talent come spettacolo televisivo. E devo ammettere che, sorprendentemente, funziona. Se devo essere totalmente sincera mi aspettavo un programma noioso e fiacco, privo di gusto. Ma non è così. Le inquadrature sono ottime, così come ottimo è il modo in cui è girata tutta la puntata, che presenta una giusta dose di ironia, colpi di scena e aspettativa.
Riesce a catturare così l'attenzione del pubblico e a mantenerla viva per tutta la durata dello show, show che riesce nell'ardua impresa di non essere né troppo lungo in modo da non sfiancare gli spettatori, né troppo breve in modo da sembrare una caricatura di programma.
Buona è anche la scelta dei giudici, nomi abbastanza importanti dell'intellighenzia italiana, Andrea De Carlo e Giancarlo De Cataldo (per chi non lo sapesse quest'ultimo è l'autore del celeberrimo Romanzo criminale), e internazionale, Taiye Selasi, considerata una delle venti autrici più importanti nel mondo. Il coach dei concorrenti è invece Massimo Coppola, editore di Isbn Edizioni, autore e regista di documentari. Insomma, ragazzi, questa è gente seria.
Ma la cosa migliore di Masterpiece è forse la rubrica finale in cui autori e editori famosi offrono consigli agli esordienti. Un aspetto da non sottovalutare perché non tutti i consigli sono banali, anzi sono forse la parte più sincera di questo spettacolo.
Dopo aver elogiato gli aspetti positivi di questa iniziativa - perché ci sono, e questa cosa credo sia insindacabile e il primo fra tutti è di aver portato in tv la scrittura e i libri in un Paese in cui, non prendiamoci in giro, si legge pochissimo e gli scrittori o pseudo tali prolificano - passiamo ora a criticare la trasmissione che, nonostante tutto, si è rivelata essere esattamente quello che ci si aspettava: un prodotto scadente non perché costruito male, ma perché dominato dall'ottica della tv e quindi dello spettacolo. Vi assicuro che questo non è un controsenso.
Quello che emerge guardando già la prima valutazione fatta dai giudici è che questi ultimi si comportano come degli attori che interpretano ruoli ben definiti: De Cataldo è il piacione, gentile, sempre affabile, empatico, il "poliziotto buono" in pratica; Taiye Selasi è un po' più severa, ma solo all'apparenza, perché in realtà pare andare molto per simpatie; e infine De Carlo è il "poliziotto cattivo", il giudice severo e implacabile, che stronca senza mezzi termini.
Ma questo è il male minore perché è puro e semplice spettacolo e può risultare anche gradevole a vedersi. La cosa peggiore di questo talent è che, come si è già detto e ripetuto in questi giorni, questo è lo show non degli scrittori, ma dei casi umani. I concorrenti che presentano le proprie opere senza avere una storia strappalacrime non vengono considerati e vengono buttati fuori, alle volte anche in malo modo. Passano invece: l'ex carcerato disoccupato siciliano (che fantasia!), l'ex anoressica, l'operaia, il disadattato.
Ora, io non ho avuto la possibilità di leggere gli inediti che i concorrenti hanno presentato, quindi non posso sindacare il giudizio di scrittori di fama mondiale. Sarebbe un'incredibile presunzione e presupporrebbe competenze che io al momento non possiedo. Quello che posso descrivere è ciò che ho visto: probabilmente i romanzi dei concorrenti scartati erano penosi, d'accordo, nulla da eccepire. Ma quanto validi sono quelli scelti? E' questo il dubbio che mi rode.
E questo dubbio deriva da ciò che hanno affermato gli stessi giudici! Costoro hanno infatti dichiarato che le opere degli aspiranti scrittori scelti sono scritte male e da quello che ho capito quello migliore tra i 4 è quello dell'operaia, anche se smielato. Mentre dell'ex carcerato hanno detto che il noir non è proprio perfetto (eufemismo per dire che per quanto la storia sia bella, ci sono molte imprecisioni ed errori a livello sintattico e grammaticale) e del disadattato che è una specie di copia e incolla dei suoi autori preferiti (tutti grossi nomi, eh!) misto a un estremismo da disadattato che esprime con sgrammaticature e impaginazione scadente e privo di una vera e propria trama. Insomma un'accozzaglia di frasi scopiazzate e a effetto, senza una storia. E pensate che è questa l'opera vincitrice della prima puntata!
Ma il caso più eclatante è stato quello dell'ex anoressica. Ovviamente la sua storia è autobiografica (come tutte le altre selezionate) e molto forte perché affronta un tema delicato e spesso sottovalutato. Ma il romanzo è scritto malissimo e lo stile è pessimo, tanto che De Carlo l'ha bocciato, mentre la Selasi l'ha fatto passare, pur criticandolo, solo perché ha vissuto un'esperienza analoga a quella dell'aspirante scrittrice. De Cataldo, invece, ha fatto una figuraccia: infatti, ha prima bocciato l'opera, e poi, dopo che anche De Carlo l'ha respinta (servono infatti due "sì" perché il concorrente venga scelto), ci ha ripensato. Perché? Doveva passare per forza per raccomandazioni? O semplicemente non volevano perdersi questo caso umano con tanto di lacrime di scena?
Passiamo ora alla seconda fase del programma. Il talent è infatti diviso in 3 parti: le audizioni; una prova scritta in trenta minuti; e 59 secondi in cui i due finalisti della puntata devono convincere l'ospite a sorpresa - in questa prima puntata Elisabetta Sgarbi, editore di Bompiani, la casa editrice che si è impegnata a pubblicare in 100.000 copie il romanzo vincitore di Masterpiece - a pubblicare la loro opera.
Per la seconda fase, i quattro concorrenti sono stati portati a gruppi di due in due luoghi differenti: l'ex carcerato e l'ex anoressica in un centro di recupero, mentre l'operaia e il disadattato in un balera. Dopo aver fatto questa esperienza (che è stata, a mio avviso, la parte più carina del programma) i concorrenti hanno dovuto produrre un testo in mezz'ora: i primi due una lettera fingendo di vivere in quel centro di recupero, mentre gli altri dovevano immaginare di vedere i propri genitori ballare ed esprimere le emozioni che questo episodio suscitava loro.
Inutile dirlo: le prove sono state penose, in special modo quelle dei primi due, che sono andati completamente fuori traccia, tanto che - sorpresona! - nessuno dei due è passato alla fase successiva, anche se uno dei due da regolamento avrebbe dovuto necessariamente essere scelto. L'operaia e il disadattato hanno comunque prodotto un compitino da quinta elementare, ma quantomeno non sono andati fuori traccia.
Ora, è lecito domandarsi: possibile che questi candidati arduamente selezionati non siano stati capaci di produrre qualcosa di anche solo vagamente decente? Capisco l'emozione, capisco che il tempo concesso loro era indubbiamente troppo limitato, ma questo quanto può giustificarli? Per uno scrittore non dovrebbe essere un problema eseguire questo compito. D'accordo, magari il risultato non sarà perfetto a causa dell'esiguità del tempo a disposizione, ma anche un bambino di scuola elementare saprebbe fare meglio!
E ora analizziamo la parte finale, quella che mi ha fatto ridere di più, per il tentativo - mal riuscito - di dare un tocco di classe al programma. Elisabetta Sgarbi doveva ascoltare in ascensore per 59 secondi i due candidati, naturalmente separatamente. Devo ammettere che qui i due non se la sono cavata male e devo ammettere di invidiarli: chi non h mai sognato di avere a disposizione un solo minuto per convincere un famoso editore circa la validità del proprio lavoro? Di far emergere in poche parole la loro passione, la forza della propria storia e delle motivazione che li spingono a fare o a cercare di fare questo difficile mestiere?
E allora perché mi ha fatto ridere? Perché hanno cercato di far passare Elisabetta Sgarbi per Miranda Priestley de Il diavolo veste Prada di Lauren Weisberger, calcando addirittura la mano affermando senza mezzi termini che quanto meno Miranda ha un lato umano (ma hanno visto solo il film? Perché nel romanzo questo lato umano non c'è, ndr. Per ulteriori informazioni, potete dare un'occhiata qui http://biancanevecritica.blogspot.it/2013/07/il-diavolo-annoiato.html).
A conti fatti, la Sgarbi, che aveva letto entrambi i romanzi dei concorrenti, si è dimostrata molto piatta. Ha gentilmente affermato che i due romanzi sono entrambi molto belli e forti, ma non ha mosso alcuna critica costruttiva. E di certo ce lo saremmo aspettati, specie dall'editore di una casa editrice da sempre considerata un po' snob perché pubblica quasi solo autori o di nicchia o del calibro di Umberto Eco e J.R.R. Tolkien.
Insomma, la trasmissione da un punto di vista letterario è stato un fiasco.
Ora, vorrei spendere altre due parole per commentare le critiche che sono piovute addosso a tutti coloro che hanno bocciato il programma. I detrattori sono stati considerati "invidiosi", scrittori falliti o troppo snob per vedere gli indubbi pregi del programma.
Chi scrive ha - come avrete notato - riconosciuto i pregi, ma non ha potuto fare a meno di evidenziare anche gli innumerevoli difetti, che purtroppo sono presenti e non devono essere ignorati.
La scrittura non è spettacolo. La scrittura è Arte. E, per quanto bisogna vederla, ciò deve essere fatto sempre con grande dignità e competenza. E questo in televisione, al giorno d'oggi, non è umanamente possibile. Gli autori del programma si sono sicuramente impegnati moltissimo e i risultati ci sono, ma si sarebbe dovuto dare maggior risalto all'opera e non al personaggio costruito dall'autore.
Ma come fare?
A questa risposta, al momento, non si può rispondere o Masterpiece si sarebbe rivelato un programma completamente diverso da quello che è. Non ci resta che apprezzare comunque l'iniziativa e sperare che nelle prossime puntate si vengano premiate opere ben scritte.
Per il momento è tutto.

Biancaneve