venerdì 8 marzo 2013

Dove sei? Sono nel mondo della Letteratura!

Buonasera o buongiorno a tutti (dipende da quando leggerete questa recensione), sono tornata con una nuova critica. Dato che sono stata amichevolmente accusata di scrivere solo recensioni negative, oggi voglio stupirvi, scrivendone una positiva. Il libro che prendo in esame questa volta è una creazione del mio scrittore preferito, il francese Marc Levy, intitolato Dove sei?
Questo romanzo è, a mio modesto parere, il migliore che Marc Levy abbia scritto finora.


TRAMA:
Susan e Philip sono amici da una vita. Il loro rapporto è sempre stato un po' al confine tra l'amicizia e l'amore, ma la storia che sta nascendo tra i due subisce un brusco arresto quando Susan decide di arruolarsi per due anni nei Corpi di Pace. Si trasferisce così in Honduras, territorio spesso colpito da uragani.
I due amici/amanti continuano a tenersi in contatto per mezzo di lettere, ma a poco a poco il rapporto si allenta quando Susan decide di rimanere in Honduras con i Corpi di Pace. Gli anni passano e Philip incontra Mary, aspirante giornalista, con cui inizia una tenera storia d'amore, finendo con lo sposarla.
Nove anni dopo il loro matrimonio, una donna sconosciuta bussa alla porta della casa dove vivono Philip e Mary con il loro figlio. La donna reca con sé una bambina di nove anni: è la figlia di Susan, la cui prima frase è: "la mamma è morta".
 
RECENSIONE:
E' un romanzo appassionato e commuovente, che narra una storia che si svolge nell'arco di una trentina d'anni. La storia è tutt'altro che scontata come potrebbe apparire all'inizio: non è la classica storia d'amore tra due migliori amici, ma una storia umana che riguarda ognuno dei singoli personaggi, le cui singole esperienze si intrecciano e si compongono in una trama chiamata vita.
Il romanzo è diviso in due parti: la prima parte racconta la storia di Philip e Susan dal momento della partenza dalla ragazza per l'Honduras fino al matrimonio di Philip con Mary; la seconda tratta il difficile rapporto che si instaura tra Mary e Liza, la figlia di Susan.
Innanzitutto analizziamo i personaggi. Devo ammettere di essere sempre stata affascinata (o forse dovrei dire ossessionata) dal personaggio di Susan. Susan è una donna molto forte, che non si ferma davanti a nulla pur di raggiungere i suoi obiettivi. Susan è una guerriera. O quantomeno è questo che vuole far credere. Io ho sempre creduto - e a ragione - che Susan sia una donna molto fragile. Perché? Perché per tutta la sua vita non fa altro che scappare. Sì, lei scappa. Scappa da una vita anonima e comune, fatta di un matrimonio, di un lavoro "normale", di un mutuo, tutte cose che lei rifiuta. Scappa da quella che potrebbe essere la sua vita, una vita come quella dei suoi genitori, morti in un incidente d'auto quando lei era adolescente. Scappa dai suoi sensi di colpa per non aver avuto - il giorno dell'incidente dei suoi genitori - "un febbrone da cavallo" , che avrebbe impedito loro di partire. E scappa dai suoi sentimenti per Philip e dai suoi doveri di madre.
Susan si presenta come una donna volubile, irraggiungibile, impossibile, aggressiva, quasi un'eroina romantica e tragica, che la vita rende sempre più dura e arida.
Philip è il suo contrario e il suo alter ego. E' un uomo calmo, posato, che sa quali sono i suoi doveri e li osserva. Ma anche lui scappa. Scappa scegliendo sempre la cosa più facile, non lottando mai abbastanza per quello in cui crede, prendendo decisioni spesso da solo.
Altro personaggio fondamentale è Mary. Devo ammetterlo, all'inizio Mary mi sembrava una sorta di "guastafamiglie", perché ero dell'idea di Philip appartenesse a Susan e a nessun'altra. Ma, in realtà, Mary non ruba niente a nessuno. Quando incontra Philip lui è libero e lei se ne innamora. Mary è un personaggio straordinario. E' una donna dolce, gentile, intelligente. E ha una forza incredibile. La forza di accettare la figlia della donna che ha sempre considerato una rivale, di crescerla, e di farle da madre. Come si può non amare un personaggio così?
E poi c'è Liza. Liza, la "bambina selvaggia". Liza, la bambina che non sa cosa sia una "coccola". Liza, la bambina che ha paura della pioggia e che quando vede piangere Mary fa delle crepes e le lancia sul soffitto, in modo che sembrino tanti soli.
Credo di avervi già svelato molto della trama e non vorrei aggiungere altro. Tutto quello che posso dire è che è scritta in uno stile delicato, romantico, chiaro e lineare. Uno stile capace di far sognare. E questo libro mi ha fatta sognare e continua a farlo tutte le volte che lo leggo.
Ben descritta è anche la vita che Susan conduce in Honduras. Si nota che Marc Levy si è molto documentato sugli uragani e sui loro danni, oltre che sul territorio dell'Honduras per scrivere questo romanzo. Ma del resto, lui è uno Scrittore completo, e non solo un architetto che ha scritto un libro.
Vi lascio con una delle frasi più belle e commuoventi del libro:
"Mia madre diceva che l'amore o nasce subito o non viene per nulla."
"Tua madre era molto sola, grazie alle sue idee fulminanti!"
Per il momento è tutto.
 
Biancaneve

domenica 27 gennaio 2013

Cinquanta sfumature di...noia!

Ed eccomi tornata per l'appuntamento che tutti voi state aspettando: la recensione all'ultimo romanzo della saga delle Cinquanta sfumature. Oggi, infatti, analizzerò e criticherò per voi Cinquanta sfumature di rosso. Siete pronti?
Si avvisa il gentile pubblico di tenere questo libro lontano dalla portata dei ragazzi, ragazze, bambini, adulti: il contenuto è talmente squallido e demenziale che potrebbe nuocere gravemente alla salute mentale di chi lo legge!


TRAMA:
Christian e Ana si sono finalmente sposati. Dovrebbero essere finite le nostre sofferenze così come le loro, giusto? E invece no! E.L. James continua la loro storia raccontando il loro matrimonio e la loro luna di miele, turbata da una minaccia lontana: Jack Hyde (ve lo ricordate? è l'editor viscido che cerca di violentare la nostra "indifesa" eroina) tenta con ogni mezzo (fallendo miseramente, come succede solo nei film del genere 007, dove i cattivi quando sparano riescono a non colpire James Bond anche quando se lo trovano a cinque centimetri dal loro naso) di uccidere i nostri due sfortunati sposini. Nel frattempo la vita dei due novelli coniugi procede sempre meglio: Christian sta cominciando a diventare più normale, mentre il carattere di Ana si rafforza.
Anche qui vale la stessa cosa del precedente romanzo: l'intenso succedersi di avvenimenti, altro non serve che a nascondere le falle che la trama stessa presenta. Indizio di ciò l'incidente quasi mortale di Ray, il patrigno di Ana, che ha la funzione di avvenimento straordinario, e serve a interrompere un po' la monotona e ripetitiva sequenza infinita dei rapporti sessuali che i due hanno, che - dopo già due libri - ha notevolmente stancato il lettore.
Ma non dimentichiamo il colpo di scena maestro di tutti i colpi di scena: Ana dimentica di prendere il contraccettivo e - noo! non ditemeloooo! - rimane incinta di un bambino che chiama "Puntino", quando pensa a lui, perché dalla prima ecografia il bambino sembra un puntino, appunto. Questo solo per farvi capire quanto l'autrice renda celebrolesa la sua protagonista. La reazione di Christian? E' abbastanza violenta da accontentare le fan che sentivano la mancanze dei suoi "ringhi". Ma, naturalmente, cede anche fin troppo presto, dimostrandosi il padre più felice del mondo.
Il finale? Potete immaginarvelo tranquillamente: Ana, Christian e i loro due figli vivono per sempre felici e contenti. Disney docet!
 
RECENSIONE:
Anche qui, ho detto molto già nella trama. Cos'altro posso aggiungere? Analizziamo le tecniche di narrazione. In un patetico tentativo di evolvere il suo stile, E.L. James fa un salto temporale di due mesi tra la fine di Cinquanta sfumature di nero e l'inizio di Cinquanta sfumature di rosso. Così ritroviamo Ana e Christian già sposati e in viaggio di nozze. Le lacune vengono colmate con dei flashback che ricostruiscono il matrimonio e altri momenti, ma in maniera confusionaria troppo confusionaria, tanto che la narrazione si appesantisce.
E vogliamo parlare della parte finale? La breve appendice in cui Christian parla in prima persona è una forzatura perché ripercorre scene già raccontate dal punto di vista di Ana e serve solo a far sognare le ragazzine.
Non spreco altre parole con questa trilogia, le ho dedicato già fin troppo spazio e tempo.
Per il momento è tutto.
 
Biancaneve

sabato 19 gennaio 2013

Cinquanta sfumature II: la vendetta!

Salve, lettori, eccomi tornata con la seconda avvincente critica al nuovo capitolo della saga delle Cinquanta sfumature, Cinquanta sfumature di nero. Vi invito a leggerla con attenzione perché il secondo volume è di importanza fondamentale per la trama (perché, c'è una trama? Non me n'ero accorta, scusatemi!!) della saga.



TRAMA:
Dopo la rottura con Christian, dovuta al fatto che lui l'ha sculacciata (tutto qui? Ma dai, Ana, lo sapevi che al tuo "principe nero" piaceva il sesso violento, come del resto a te. Allora perché lo hai lasciato?! Bah!) la nostra eroina entra in uno stato comatoso. Ma non preoccupatevi, lettori! Il nostro stalker preferito si rifà vivo dopo soli cinque giorni, convincendola immediatamente a tornare con lui (ma lei non lo aveva lasciato per dei VALIDI motivi?).
Questo secondo romanzo presenta tutta una serie di colpi di scena, che dovrebbero servire a tenere il lettore col fiato sospeso, e tentano di nascondere quella che, in realtà, è la pochezza della trama. Perché dico questo? Perché, come nelle favole, questi avvenimenti si realizzano tutti in un lasso di tempo brevissimo, un mese: la ex sottomessa di Christian che compie atti di stalking (naturale, in fondo ha imparato dal migliore!) nei confronti di Christian e Ana e giunge a minacciarli entrambi con una pistola (no, purtroppo non li uccide!); il capo di Ana, Jake Hyde, un uomo viscido, che cerca di violentare la nostra eroina che - che culo! è proprio il caso di dirlo - conosce molto bene le arti marziali, per cui non solo lui non riuscirà nel suo intento, ma verrà anche pestato sia da Ana che da Christian, accorso in aiuto della sua bella, e perderà il lavoro, che sarà affidato - indovinate un po' - proprio ad Ana, anche se quest'ultima lavora nella casa editrice da sole due settimane. Molto realistico! Vi è poi l'incidente aereo di Christian (no! Non muore neanche stavolta! Rassegnatevi. Forse dovremmo provare a nascondergli una bomba addosso la prossima volta, magari riusciamo a farlo fuori). E, soprattutto, la romantica richiesta di matrimonio che Christian rivolge ad Ana, dopo solo due mesi che si conoscono.
 
RECENSIONE:
Credo sinceramente di essere stata già abbastanza distruttiva nel ricostruire la trama, e non credo rimanga molto da aggiungere. Non desidero essere ripetitiva, quindi cercherò qui di sottolineare aspetti differenti da quelli già trattati.
Non c'è una maturazione nello stile. Le scene di sesso esplicito adoperano sempre lo stesso linguaggio infantile e un po' volgare. Per il resto lo stile è monotono e un po' ripetitivo e l'inserimento di tutti i colpi di scena prima citati serve proprio a nasconderlo e a cercare di impedire che il lettore, annoiato, abbandoni la lettura per dedicarsi a un romanzo intellettualmente più stimolante.
In questo capitolo della saga apprendiamo anche la storia di Christian: da piccolo veniva regolarmente usato come posacenere dal protettore della madre, che picchiava madre e figlio. La madre era morta per overdose e lui era rimasto per ben quattro giorni accanto alla madre morta prima che qualcuno lo trovasse. Aveva solo quattro anni.
Questa storia strappalacrime spiega molte delle sue turbe comportamentali, ma perde molto del suo valore in quanto viene utilizzata solo per dimostrare che Christian in fondo non è malvagio perché vuole essere un dominatore e picchiare le ragazze, e per mettere ancora una volta in evidenza il fatto che lui cambia per lei.
Nello stesso filone si inserisce la proposta di matrimonio di Christian, che vuole sposare la sua Ana dopo appena due mesi che la conosce. Ora, non è per essere pignola: ma quanta gente conoscete che si è sposata dopo appena due mesi di conoscenza e non ha divorziato?
E con questa domanda - di cui non scrivo la scontatissima risposta - vi lascio. Tornerò presto con la critica dell'ultimo "romanzo" della saga - mi dispiace, ma non è colpa mia se ne ha scritti così tanti!
Per il momento è tutto.
 
Biancaneve

sabato 12 gennaio 2013

Cinquanta sfumature di... banalità!

Salve, lettori, sono tornata con una nuova recensione al vetriolo, che questa volta prende di mira la cosiddetta "trilogia erotica", che svetta in tutte le classifiche mondali (non si capisce perché o, meglio, si capisce, come dirò più giù). Per chi non l'avesse ancora intuito mi sto riferendo alla trilogia delle Cinquanta Sfumature, pubblicata da E.L. James, illustre conosciuta, che non ha scritto nulla (e avrebbe fatto meglio a continuare così) prima di questi tre romanzi.
Oggi analizzerò per voi Cinquanta sfumature di grigio. Consiglio vivamente a coloro che adorano questo libro di leggere questa critica, che cerca di essere costruttiva. Se, una volta arrivati alla fine di questo post, siete ancora convinti che sia un buon libro, non ho nient'altro da dirvi se non: "de gustibus non disputandum est".



TRAMA:
E già c'è una trama anche qui (credetemi la cosa non era così scontata). Anastasia Steele ha 21 anni, è vergine e sta per laurearsi quando la sua migliore amica e coinquilina Kate Kavanagh la manda al posto suo a intervistare il multimiliardario Christian Grey, amministratore delegato della Grey Enterprise, 28 anni, per il giornale del college. I due all'inizio - com'è ovvio! - non si sopportano, ma poi si rivedono grazie ad alcuni incontri non proprio casuali (lui è uno stalker) e scatta la scintilla. Lui la invita e cena e le fa una proposta oscena: una relazione di sesso basta sul rapporto dominatore/sottomessa. Cosa farà la dolce, ingenua e innocente (che poi tanto innocente e ingenua non mi sembra dato che lei, VERGINE, gliela da la prima sera!!) Anastasia? E state attenti perché la risposta non è così scontata come sembra (ci pensa un po' prima di accettare, che vi credete?? Ana non è certo una sciacquetta!)

RECENSIONE:
Ma si può definire un romanzo un obbrobrio del genere?? Premetto che non sono prevenuta: ho provato sul serio a leggerlo senza alcun tipo di pregiudizio, ma dopo dieci pagine ero già un pochino (solo un pochino) disgustata.
La trama è praticamente inesistente: non è nulla più della storia di lei, ragazza acqua e sapone senza alcuna esperienza, che crede di non essere un granché bella (ma chissà perché ha una sfilza di uomini che letteralmente sbavano per lei!) e di lui, maniaco del controllo e mago del sesso, senza alcuna voglia di una relazione stabile, che cambia per lei. Il tutto ben condito da scene di sesso "estremo" e dal rapporto "malato" tra dominatore e sottomessa.
Banale, scontata, trita, insulsa... Volete che continui? Conosco ancora parecchi sinonimi, ma non voglio annoiarvi: se volessi annoiarvi, vi direi di leggervi direttamente il libro. Già dalle prime pagine la storia procede in maniera piatta e anonima, e anche un po' forzata: Kate che si ammala (che fantasia!) e costringe la sua coinquilina e migliore amica Ana ad andare al suo posto a fare l'intervista a quest'uomo, perché è l'unico momento in cui questo pomposo amministratore delegato può riceverla. Naturalmente la ragazza va a fare quest'intervista controvoglia, senza documentarsi su chi sia (molto logico, per un'intervista di importanza fondamentale per la propria migliore amica) e all'inizio non lo sopporta. Tutto questo è una vera novità nella storia della letteratura, specie rosa, e per di più raccontato senza alcun vero sentimento.
Ma lui le farà cambiare idea sul suo conto e la farà innamorare perdutamente, tanto che lei, vergine, decide di andare a letto con lui la prima sera che escono insieme. Ora: quale ragazza sana di mente andrebbe a letto con un uomo sconosciuto la prima sera che ci esce insieme? Lascio a voi l'onere di dare una risposta. Ed è assurdo che a scrivere questa scena sia una donna, che dovrebbe conoscere bene le dinamiche della mente femminile.
Analizziamo i personaggi. Anastasia "Ana" Steele è una ragazza con una madre svampita che vive dall'altra parte dell'America e un patrigno (il terzo marito della madre) che lei considera un padre (il suo è morto quando era piccolissima). Come ho già detto è piena di complessi di inferiorità: crede di essere brutta, di non meritare niente di bello, soprattutto di non meritare Christian (non sa di già vista sta cosa?) E' molto matura (anche troppo per la sua età) e ha una migliore amica che lei considera molto più bella di lei e che nuoce gravemente alla sua autostima, però lei invece di odiarla la adora. Senza contare che è un'imbranata cronica, cosa che - secondo molti - è una caratteristica che gli uomini dovrebbero trovare irresistibile: in un romanzo vuoi che il tuo protagonista maschile si innamori della tua eroina? Rendila imbranata! e vedrai come casca ai suoi piedi. Inoltre la ragazza (che vive nel XXI secolo, come tutti noi) non conosce l'uso del cellulare e non ha un indirizzo e-mail! Per cui, giustamente, si fa regalare uno smartphone e un computer dal suo ricco fidanzato/dominatore.
E Christian Grey? Cosa dire dello stalker più sexy della letteratura? Anche lui sa di già visto: fisico perfetto, capelli ramati spettinati, fascino magnetico, che agisce come uno stupefacente: tutte le donne perdono la facoltà di parola quando se lo trovano davanti, diventano rosse in viso e fanno le troiette. Tutte le donne, eh, non sfugge nessuno a questo incantesimo. E naturalmente è il re del sesso, esperto e con una stanza dei giochi con cui divertirsi. Senza parlare del fatto che è disturbato, poverino! Ha un sacco di complessi pure lui perché ha avuto un'infanzia difficile e per questo non vuole una relazione seria, non crede di meritare l'amore di nessuno (in effetti lui e Ana sono proprio fatti l'uno per l'altra) e tende a controllare (o meglio a opprimere) le persone a cui tiene. E a usare i soldi per fare lo stalker con tutte le sue amanti!
Gli altri personaggi non li prendo neanche in considerazione, tanto sono stereotipati e praticamente quasi unicamente funzionali alla trama. Non vale la pena soffermarcisi.
E veniamo finalmente alle scene per cui è famoso questo libro: le scene di sesso. Si parla di sesso estremo, ma in realtà di sesso estremo c'è ben poco. Il rapporto dominatore/sottomessa è molto poco convincente, viene escluso quasi tutto dal contratto iniziale e dai limiti assoluti che i due pongono. A parte qualche sculacciata e un frustino ogni tanto non c'è proprio nulla.
Il linguaggio adoperato, poi, è veramente infantile: "me l'ha messo dentro", "vengo", "viene", "è eccitato" e roba del genere. Da un romanzo erotico così "sconvolgente" ci si aspetterebbe qualcosa di più elaborato, un linguaggio più alto, uno stile più coinvolgente. Senza contare poi che Ana è SEMPRE "bagnata", non ha mai mal di testa, non è mai stanca, non ha mai altro per la testa: è pronta a un minimo cenno di Christian. Vi sembra naturale?
Credo di aver concluso, per quanto riguarda il primo capitolo della saga.
Per il momento è tutto.
 
Biancaneve

martedì 1 gennaio 2013

Rowling shock: capolavoro!

Inauguriamo questo 2013 con una nuova critica. Questa volta ci occupiamo de Il seggio vacante, il nuovo romanzo di J.K. Rowling, nota in tutto il mondo per essere la "mamma" di Harry Potter, colei che ha fatto sognare bambini e non con le straordinarie avventure del maghetto più celebre della storia della letteratura mondiale.


TRAMA:
Pagford è un idilliaco paesino inglese, dove tutto scorre sempre allo stesso modo, con scarse novità. Ma, una notte, all'improvviso, muore Barry Fairbrother per una aneurisma al cervello. Fairbrother era nel consiglio locale e si stava battendo perché il centro di disintossicazione e i Fields (i quartieri poveri) restassero di proprietà della città di Pagford, invece di essere inglobati nella vicina città di Yarvil, a cui in origine appartenevano. Alla sua morte si accende una vera e propria guerra per occupare il suo posto, guerra che metterà in risalto tutte le piccole rivalità meschine degli abitanti del paesello e sconvolgerà gli equilibri fra i rapporti sociali in un boomerang, che non tornerà più indietro.

RECENSIONE:
Boccio chiunque, leggendo questo libro, abbia detto: "carino, ma se ci fosse stato Harry Potter o una bacchetta magica sarebbe stato meglio", o chi abbia pensato: "è meglio che scriva solo di maghetti". Il seggio vacante è, infatti, un vero capolavoro così com'è, è la dimostrazione che la Rowling è una Scrittrice e non solo un professoressa senza un soldo che ha scritto una storiella ed è diventata famosa e ricchissima.
Struggente e delicato, questo nuovo romanzo mette in evidenza tutte le sue grandi doti di narratrice in uno stile forte, che fa spesso uso di un linguaggio poco "pulito", sporco, ma che con grande realismo rispecchia la società odierna. Inoltre la Rowling dimostra una grande conoscenza della natura umana: piccole meschinità, dispetti, offese ingigantite dagli eventi, tradimenti, ma anche amori e turbamenti adolescenziali.
Non manca proprio nessuno in questo romanzo: la moglie annoiata e il marito troppo concentrato su se stesso per accorgersene; l'uomo violento che picchia sua moglie e i suoi figli per sfogare la propria insoddisfazione, la moglie che lo giustifica, il figlio che lo odia e lo disprezza; l'uomo che vorrebbe essere un'altra persona e non prende mai decisioni, se può evitarlo: in pratica non vive; il medico bravo nel suo lavoro, ma che per questo trascura la figlia e non riesce a capire che dietro il suo andare male a scuola ci sono episodi di bullismo a cui la ragazza è sottoposta; la ragazza "difficile", figlia di una donna drogata, che deve occuparsi da sola del fratellino di appena quattro anni; il vicepreside della scuola che ha una patologia secondo cui crede di comportarsi da maniaco, uccidere, ecc...
Un quadro umano completo e, allo stesso tempo, perfetto nelle sue imperfezioni. Un quadro umano collocato in un paesino dove tutti credono di sapere tutto di tutti, e rimangono poi sconvolti quando scoprono che le cose non sono proprio come l'altro se le immagina o se le aspetta.
E tutto questo viene fuori alla morte improvvisa di un uomo, Barry Fairbrother, marito e padre esemplare, molto attivo nella politica del paese di Pagford. Nel cercare di sostituirlo e di combattere le sue battaglie, la vita degli abitanti del "tranquillo" paesello va lentamente a rotoli: si sgretolano tutte le certezze a cui gli abitanti si sono appigliati per decenni. Nel giro di soli due mesi, tutto cambia: a Pagford nulla sarà più come prima.
In definitiva, Il seggio vacante è un romanzo che dimostra una grande maturità, che la Rowling non aveva del tutto quando ha scritto Harry Potter (e a parlare è una ragazza che con Harry ci è cresciuta e adora!).
Ora non ci resta che aspettare che la nostra "zia Row" - com'è chiamata da tutti i suoi fan - ci regali un altro emozionante romanzo.
Per il momento è tutto.
 
Biancaneve

domenica 18 novembre 2012

Breaking Down: abbiamo smesso di soffrire

Ed eccomi qua con l'ultima attesissima recensione sulla saga di Twilight, quella su Breaking Dawn. Devo ammettere che finirlo è stata un'impresa, ma ne sono uscita vittoriosa. Buona lettura a tutti.


TRAMA:
Bella e Edward coronaro il loro sogno d'amore, sposandosi. Durante il viaggio di nozze, Bella rimane incinta. La gravidanza procede rapidamente, troppo per i canoni normali. Ma che cosa partorirà Bella? Quale creatura? E sopravviverà a questa gravidanza che la consuma interiormente ed esteriormente?
Nel frattempo una minaccia si affaccia all'orizzonte. I Volturi vogliono far guerra ai Cullen e distruggerli, ufficilamente per scongiurare il pericolo dato da quella strana creatura...

RECENSIONE:
Patetico. E' la mia prima e unica opinione personale.
Analizziamo adesso questo "romanzo" (ma sì, definiamolo così). Innanzitutto possiamo dire che i fan della saga possono dormire sonni tranquilli: in questo "fantasy" non muore nessuno; tutti si salvano e vivono per sempre (è proprio il caso di dirlo) felici e contenti. Ma la Meyer ha scritto una saga fantasy o una favoletta per la Disney?
E la battaglia finale contro i Volturi? vi starete chiedendo. Possibile che in questa tremenda guerra tra "pericolosi" e "abietti" vampiri nessuno stacchi la testa all'altro? Assolutamente no! perché la Meyer ha avuto la geniale idea di far diventare Bella uno scudo che protegge tutti i combattenti dello schieramento dei buoni. Meyer, non sapevi proprio più cosa inventarti per non descrivere una battaglia? Dopo gli svenimenti di Bella nei precendenti libri volevi proprio strafare, eh?
Ma procediamo con ordine. Bella ed Edward si sposano (e tanto piacere!) e in viaggio di nozze si danno tanto da fare (per la gioia dei fan) da distruggere la stanza da letto (delicati, vero?). Ma il giorno dopo Edward si accorge di aver riempito di lividi il corpo di Bella (ma si sono dati al sadomaso?) e quindi decide che non farà più l'amore con la sua dolce mogliettina finché questa non sarà diventata un vampiro, la quale dolce e verginella mogliettina si rivela un'assatanata di sesso, che tenta di sedurlo con completini sexy (patetico!).
 Ma attenzione attenzione, le sorprese non sono ancora finite: Bella, infatti, si rivela decisamente fertile. Infatti, nonostante abbiano fatto l'amore una sola volta, la ragazza rimane incinta (ma nessuno ha insegnato ai due sposini il significato della parola "contraccettivi?" Edward in un secolo di vita ne dovrà pur aver sentito parlare!).
E ovviamente essendo lui un mostro e lei (vabbè lasciamo stare che cosa sia lei, va') un'umana, il bimbo che Bella porta in grembo non può essere normale. Ma scherziamo?! Si tratta, ovviamente, di una bimba succhiasangue che cresce a velocità record e cerca di uccidere la madre (che bimba tenera! ^^). E una volta nata, continua crescere a velocità super-sonica, tanto da angosciare i poveri genitori vampiri, perché temono che la dolce bimba ibrido muoia in pochi anni (magari, direte voi). Ma state pure tranquilli: zia Meyer ha pensato proprio a tutto: nel giro di sei anni la bimba diventerà maggiorenne e poi vivrà per sempre come una bellissima diciottenne. Dite la verità: non ve l'aspettavate, eh?
E naturalmente Renesmee (così si chiama la piccola, bel nome eh? Vi chiederete da dove deriva: da Renee, il nome della madre di Bella, e da Esme, il nome della madre di Edward. Molto romantico, ma ciò non cambia il fatto che sia orribile: capisco perché la dolce bimba voglia ammazzare la madre xD) non può restare "accozzata". Per cui cosa c'è di meglio che far sì che Jacob, lo pseudo-amante della madre, abbia l'imprinting con lei, appena è nata? Mi sembra giusto che nessuno protesti: Jacob è solo un mezzo pedofilo, perché comunque, da bravo ragazzo, aspetterà che la bimba cresca prima di mettersi insieme a lei. Nel frattempo, gli fa da babysitter, così i genitori possono tranquillamente dedicarsi alla loro attività preferita vietata ai minori (chissà quale, poi).
Ma ho saltato un punto: la trasformazione a Vampira di Bella. Finalmente vi siete decisi! Edward la poteva mordere dall'inizio e ci saremmo risparmiati tre libri e mezzo di lagna su quanto lei si senta inadeguata e brutta, ecc ecc ecc. Insomma ora finalmente si vede bellissima, anche se ha gli occhi rossi, è fortissima, velocissima, con i super poteri. Tra questi c'è un assoluto autocontrollo davanti al sangue umano. Bello, eh? Ma mica la Meyer poteva far diventare un'assassina la nostra eroina? Meglio donarle questo superpotere che la rende figa agli occhi di tutti gli altri e fa sì che possa continuare a vedere il padre, che fa la parte dello scemo del villaggio, perché, pur vedendo la figlia cambiata, non gliene frega una "cippa" di capire cosa le sia successo. Chi non desidererebbe un padre così?
Insomma la Meyer ha dato proprio il meglio di sé in questo libro, che tra l'altro si ritiene sia scopiazzato impunemente da "The Nocturne" di Jordan Scott. Pubblicato nel 2006 (due anni prima di Breaking Dawn), esso contiene una scena di sesso post-nuziale e la malattia della ragazza perché incinta di un bambino con oscuri poteri. In entrambi i romanzi, i dialoghi di queste scene sono molto simili.
Un applauso a zia Meyer! E speriamo che non scriva più niente!
Per il momento è tutto.
 
Biancaneve

sabato 28 luglio 2012

Eclipse: la Meyer migliora (forse!)

E rieccomi col terzo capitolo della saga di Twilight, Eclipse, a mio parere il migliore tra i quattro, come ora vi dirò.


TRAMA:
Bella e Edward sono tornati a Forks e sono ancora più innamorati di prima e ben decisi a far funzionare il loro rapporto. Anche perché la loro agonia sta per finire: Bella, nonostante la disapprovazione di Edward e di sua sorella Rosalie, ha convinto il resto della famiglia Cullen a trasformarla in una vampira. Deve solo aspettare di finire il liceo, per poi poter sparire dalla circolazione senza destare sospetti.
Ma a cercare di ostacolare questo progetto c'è Jacob, ancora innamorato di Bella, che ricambia in parte i suoi sentimenti. Ma mentre lei decide definitivamente chi sarà l'uomo della sua vita, ecco che ricompare Victoria, pronta a tenderle un agguato...

RECENSIONE:
Incoerente per molti versi e precario in molti punti, questo romanzo mi ha colpito per la storia di Rosalie, una delle sorelle vampire di Edward. L'unica a rimpiangere la sua vita da mortale, Rosalie, bellissima ed eterea, ha alle spalle un passato di violenze e desideri inappagati. Forse un po' banale la storia di questa bionda, ma sorprendentemente ben raccontata e commuovente.
Elencati i pregi di questo ulteriore capitolo della saga, torniamo alle altre considerazioni, che saranno lette molto meno volentieri dagli amanti di Twilight. Analizziamo, in primis, la presunta "crescita" interiore del personaggio di Bella, che in Eclipse dovrebbe - a detta dell'autrice - essere più sicura di sé e in bilico tra i suoi sentimenti per Edward e quelli per Jacob. Ma un amore come quello di Edward e Bella, descritto come assoluto e indistruttibile, come può prevedere che Bella provi dei sentimenti anche per Jacob? Sentimenti anche molto forti, troppo perché il caro Edward sia l'unico suo vero e grande amore.
Cosa che del resto si evidenzia anche nella proposta di matrimonio che Edward fa a Bella, la quale si mostra molto titubante nell'accettare perché è spaventata dall'"enormità" della proposta. Parliamoci chiaro: è davvero credibile che una ragazzina di diciotto anni, pronta a diventare Vampiro per l'eternità in nome dell'amore, abbia poi paura di sposarsi? Preferisco non commentare.
Potrei continuare all'infinito con le domande retoriche su questo libro, ma sorvolo per pietà verso i miei eventuali lettori. 
Come un pugno all'occhio salta, invece, la battaglia che si combatte tra i Lupi e i Vampiri da una parte e Victoria e i Neonati (Vampiri creati da meno di un anno, nda). Colpisce perché questa battaglia, preparata nel corso di diversi capitoli, quando avviene, in realtà, non la vediamo. La intuiamo da qualche urlo e gemito, ma non la viviamo insieme con i protagonisti, perché Edward ha portato Bella, il vero obiettivo di Victoria, in una sorta di nascondiglio. Alla fine, ne abbiamo un resoconto sintetico e incompleto. Molto comodo, Meyer, molto comodo.
Del resto anche la battaglia tra Edward e Victoria proprio non va: è monotona, ripetitiva e troppo breve. Che le battaglie siano il cavallo di Troia della Meyer? Se seguirete anche la prossima critica a Breaking Dawn potrete arguire che la risposta è proprio sì.
Per il momento è tutto.

Biancaneve